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vista dal romanista

Chi resta calmo non è un tifoso. E adesso la finale col Liverpool

Dalla vittoria col Barcellona al "sogno" di un'antica rivincita

Chi resta calmo non è un tifoso. E adesso la finale col Liverpool

Mi viene incontro col petto gonfio, come un Hulk giallorosso, fiero di quello che ha appena visto nel suo stadio, dalla sua Roma. E poco importa se in sala stampa non si può entrare con sciarpe al collo, facendo casino, perché questa è la sua serata. Il protagonista, un noto conduttore radiofonico tra i più ascoltati della sponda giallorossa del Tevere. Mi vede, mentre sbuco dalle scale direzione sala stampa, e mi fa: «A Tizia' mo' vojo er Liverpool, in finale...Er 26 maggio, così rimettemo a posto tutto. Poi ne riparlamo».

È lui, lo stereotipo del tifoso romanista, orgoglioso a prescindere, uno che non ha paura di esagerare, di pensare che tutto può succedere. Uno che passa una vita soffrendo, aspettando, ma che quando gli tocca se la gode come nessun altro. È proprio un approccio diverso alla vita. Non sta lì timoroso, nascosto come un sorcio, con la paura di «allargarsi» perché poi ti possa tornare indietro. Attento a scaramanzie invisibili, con la coda tra le gambe davanti a ogni cabala: sempre pronto a lamentarsi di qualcosa, perché poi il pianto paga. No, a lui non gliene può fregare di meno di quello che pensano gli altri, perché lui è della Roma e già questo lo mette in una posizione di superiorità: a prescindere.

E sarà pure coatto, anzi lo è eccome, ma almeno è vero, sincero: quello che vedi è. E nella sua follia, nella sua idiosincrasia per le cose scontate, che va a pensare dopo le tre pappine rifilate al Barcellona (mica al Salisburgo eh...)!? Che adesso deve andare oltre, non gli basta pensare al sorteggio in programma domani, pensa alla finale, sta già lì. E non solo, perché non gli basta nemmeno quello (senza pensare che prima c'è da giocare una semifinale di Champions), lui vuole trovare il Liverpool per lavare col sangue (in senso metaforico sia chiaro) quell'onta antica: brutta che resta lì indelebile. E della quale comunque, per certi versi, va anche fiero: perché lui quella partita l'ha giocata. Perché la sua Roma ci è arrivata a giocarsi quella finale e lui era lì a raccontarla. E il resto non conta, sa bene che l'euforia Champions verrà scontata al derby, ma anche di questo gliene frega il giusto. Oggi, perché poi da domani starà già facendo i conti, pallottoliere alla mano, sui gol da rifilare a quelli dell'altra parte domenica sera. Ha già vinto pure quella...Ma a uno così, come fai a non volergli bene... Verrebbe voglia di abbracciarlo.

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