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TikTok missione bontà. L'app viene incontro alle famiglie ma sulla privacy...

Parental control e un canale privilegiato con la polizia postale per migliorare la sicurezza (e l'immagine)

TikTok missione bontà. L'app cinese viene incontro alle famiglie ma su dati e privacy...

La campagna di pulizia della reputazione che TikTok ha messo in campo negli ultimi mesi ha portato Irina Pavlova, recentemente nominata capo della comunicazione dell’app per l’Italia, a incontrare, oltre a un gruppo ristretto di giornalisti, anche funzionari e agenti della polizia postale. In una riunione ufficiale ma riservata al Viminale le forze dell’ordine impegnate contro cyberbullismo, pedofilia e ogni tipo di attività criminale online hanno chiesto alla piattaforma di attivare il prima possibile un canale privilegiato di comunicazione come già avviene con tutti gli altri colossi della rete. Una lacuna che l’app dei mini-video, lanciata da ByteDance nel 2017 dopo l’acquisizione di musical.ly, vuole colmare a breve. L’obiettivo infatti è ribaltare l’immagine negativa che fa da contraltare all’incredibile successo: TikTok viaggia infatti verso i due miliardi di download e gli utenti in Italia sono stimati in circa sei milioni e mezzo con tassi di crescita trimestrali di oltre il 200 per cento.

Per questo stanno diventando operativi in Italia e in Europa una serie di strumenti per la sicurezza in rete dei minori che affollano la piattaforma. Anche per limitare le false dichiarazioni al momento dell’iscrizione: ricordiamo infatti che ci si può iscrivere a partire dai 13 anni. Il filtro famiglia permette di collegare, attraverso la tecnologia del Qr code, i profili di genitori e figli. L’adulto può quindi gestire dal proprio dispositivo funzioni e permessi dell’app del minore, al quale comunque restano degli spazi di libertà. L’idea è quella di favorire il dialogo tra generazioni, non la repressione. E richiamare un’utenza più matura sulla piattaforma che ha alzato la media del suo pubblico di riferimento alla fascia 18-24 anni. Parallelamente alcuni dei creator di contenuti più popolari sono stati assoldati per lanciare nel feed video che invitano i giovani utenti a non esagerare con il tempo passato sulla rete, mentre la piattaforma promuove profili che si occupano di edutainment e divulgazione.
L’operazione bontà, lanciata a livello globale, deve far dimenticare le tante zone d’ombra che caratterizzano l’app di ByteDance, considerata ad esempio dalle autorità economiche e militari degli Stati Uniti alla stregua di una pericolosa cyber-minaccia. Il perché è presto detto. I timori vengono dalla proprietà cinese, anche se l’azienda assicura che TikTok opera esclusivamente nelle sedi principali di Los Angeles, Londra e Singapore, oltre che in quelle di New York, Parigi, Dubai, Mumbai, Jakarta, Seoul e Tokyo. Dal punto di vista della percezione pubblica, poi, influiscono e non poco gli altri due ingredienti della ricetta: l’età media degli utenti e la frivolezza programmatica dei contenuti. Ma siamo davanti a una minaccia reale o a una fobia immotivata? Cerchiamo di capirlo con una serie di domande e risposte.

Dove finiscono i dati degli utenti?
Questa è la madre di tutte le controversie. TikTok assicura che i dati raccolti sono trattati negli Stati Uniti, per la precisione a Los Angeles, con backup a Singapore. In realtà l’informativa sulla privacy valida per tutti i Paesi europei a esclusione della Germania spiega che «le informazioni dell’utente posso essere condivise con altri membri, società sussidiarie o affiliate del nostro gruppo d’imprese», anche cinesi dunque. E l’archiviazione avviene in una generica «sede al di fuori dello Spazio economico europeo (SEE)». L’azienda, in ogni caso, è obbligata a rispettare il Regolamento generale sulla protezione dei dati GDPR dell’Unione europea.

È pericoloso per i ragazzi?
Da quanto è trapelato dalla riunione di giovedì al Viminale, funzionari e operativi della polizia di Stato hanno segnalato alcune situazioni al limite, ma tutte fuori dall’Italia. E non hanno evidenziato minacce concrete per gli utenti, soprattutto per i minori. Va sottolineato che la sicurezza dell’ecosistema è la leva su cui TikTok sta spingendo da mesi. È parte della strategia il Trust & Safety Hub EMEA aperto a Dublino per lavorare sulla sicurezza e sulla moderazione dei contenuti, dosata in base alle culture dei diversi Paesi. Il team di moderatori che deve passare al setaccio i 236 video prodotti ogni minuto solo in Italia opera a Londra. Non sappiamo quanti sono, ma sappiamo che la loro valutazione è preceduta da una tecnologia di rilevamento che in automatico blocca i video che fanno riferimento, per esempio, a terrorismo, violenza e sesso nei modi vietati dalle linee guida della community. L’ultimo caso controverso è quello della pericolosa skull-breaker challenge. Nel momento in cui il gioco dello sgambetto in aria è diventato un fenomeno tutti i video sono spariti dalla piattaforma.

C’è la censura?
L’app è votata all’intrattenimento e tutti i contenuti che non rispondo a tale requisito sono potenzialmente a rischio rimozione. I termini di servizio, infatti, informano l’utente che l’app si riserva la facoltà di cancellare «il materiale che, ad esclusivo giudizio di TikTok, sia discutibile». Forme di censura vere e proprie vengono praticate sulla gemella cinese Douyin, dove il setaccio dei contenuti risponde ai limiti imposti da Pechino. Per quanto riguarda la politica, in Europa sono banditi «i contenuti che possono fuorviare i membri della community riguardo a elezioni o altri attività civiche».

Come guadagna TikTok?
Dalla (poca) pubblicità: classici annunci nel feed e hashtag sponsorizzati dagli investitori. Ma anche da altre fonti di guadagno comuni alle piattaforme digitali, compresa la vendita dei dati di utilizzo degli utenti, come esplicitato nei Termini di servizio, il documento che rappresenta il contratto con il cliente insieme alla Privacy policy e alle Linee guida della community. L’azienda assicura che la monetizzazione della straordinaria popolarità raggiunta nell’ultimo anno non è, al momento, la priorità. L’approccio manifestato è quello della startup: primo obiettivo consolidare il prodotto, ancora per certi versi indefinito.

Quanto guadagnano i top creator?
Niente. Almeno non direttamente. Alcuni replicano il modello degli influencer di Instagram o di YouTube introducendo prodotti nei loro video, segnalati dall’hashtag #ads. Si tratta, però, di una nicchia. I più seguiti usano la visibilità acquisita nell’app per trovare ingaggi professionali.

Perché TikTok è diverso dagli altri social network?
Perché non è propriamente un social network, tanto che l’espressione non appare mai nell’app, nella sua descrizione o nella versione online. Questo perché l’utente è spinto a interagire in maniera creativa con i video, rispondendo alle sfide (challenge) e seguire gli hashtag, non con le persone. E il feed, la bacheca dove scorrono i video, è popolato da contenuti che l’algoritmo della piattaforma ritiene interessanti per l’utente in base alle sue abitudini di utilizzo, non dalle clip degli amici e degli amici degli amici. Altri elementi che dicono qualcosa in più su quale direzione sta prendendo la rete.

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