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Google "taglia" Android a Huawei. Cosa accadrà agli utenti

Google "taglia" Android a Huawei. Cosa accadrà agli utenti

Si apre un nuovo, importante capitolo nella disputa commerciale tra Usa e Cina: a pochi giorni dalla decisione dell’amministrazione Trump di iscrivere Huawei nella blacklist commerciale per problemi di sicurezza nazionale, arriva la clamorosa offensiva di Google che rappresenta un’azione senza precedenti visto che coinvolge il mondo delle telecomunicazioni, e quindi centinaia di milioni di utenti di smartphone in tutto il mondo. Bisogna infatti considerare che Huawei è il secondo produttore di smartphone più importante al mondo (dopo Samsung) e l’Europa peraltro è il suo mercato più grande al di fuori della Cina continentale.

Il colosso Usa ha deciso di bandirlo, non consentendo più l’utilizzo del suo sistema operativo Android sugli apparecchi commercializzati dal produttore cinese. Una decisione storica, quella di Mountain View, se si considera che l’azienda di Shenzhen ha venduto quasi 203 milioni di telefoni l’anno scorso, numero in crescita rispetto ai 150 milioni del 2017, e solo nel I trimestre 59 milioni. L’annuncio, prima con un statement ufficiale e poi anche su Twitter, ha avuto ripercussioni sulle Borse di tutto il mondo: Wall Street viaggia ora in territorio negativo, con il Nasdaq - l’indice tecnologico - in forte rosso così pure le principali società di tlc e anche di produttori di chip e microchip - da Intel a Qualcomm, da Xilinx a Broadcom - che fanno affari in Cina e che hanno deciso a ruota di interrompere ogni legame commerciale.

Attualmente i telefoni di Huawei usano il sistema operativo di Google, Android, che peraltro è il più usato al mondo e quindi le annesse app da Gmail a Maps, fino a YouTube e Chrome che sono diffusissime. Il colosso californiano si fa pagare una sorta di licenza, finora anche da Huawei.

Cosa succederà ora? Inizialmente, sembrava che i device Huawei già in commercio dovessero smettere di ricevere gli aggiornamenti di Android e app Google e quindi diventando meno performanti e più esposti a rischi di cyberattacchi. Ma successivamente Google ha fatto sapere che garantirà il servizio agli utenti di Google Play - il portale di app, musica, libri, film e giochi - e le protezioni di sicurezza a quelli di Google Play Protect i quali potranno senza problemi continuare a usare dispositivi Huawei già esistenti. Lo stesso colosso cinese ha detto che continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza.

«Huawei ha apportato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Essendo uno dei principali partner a livello globale di Android, abbiamo lavorato assiduamente sulla loro piattaforma open source per sviluppare un ecosistema di cui hanno beneficiato sia gli utenti che l’intero settore», ha affermato la società promettendo che «continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza d’uso a tutti gli utenti a livello globale».

Secondo gli esperti, sembra che da tempo Huawei si stia preparando al blocco commerciale, al punto da aver fatto scorta di prodotti realizzati negli Stati Uniti (in particolare chip e laser, indispensabili per assemblare gli smartphone) mentre sta approntando un suo sistema operativo. E a quel punto si affaccerà un problema anche per la stessa Google che si troverà privata dei dati di tutti i proprietari di telefoni Huawei, dati che potrebbero generare entrate. Sia come sia, non ci dovrebbero quindi essere problemi nel medio termine per chi possiede già un cellulare Huawei e quindi gli utenti potranno continuare a scaricare app e aggiornamenti. Ma bisognerà fare attenzione ai prossimi acquisti perché sui nuovi dispositivi non sarà più disponibile la versione di Android montata sino a oggi. Huawei potrebbe in sostanza utilizzare solo la versione pubblica di Android, l’Open Source Project, molto diversa da quella che viene usata oggi visto che ha meno funzionalità predefinite rispetto a quelle offerte da Google. In Italia, la messa a bando di Huawei potrebbe inoltre scompigliare le carte del panorama delle tlc visto che il produttore cinese è tra i partner principali degli operatori telefonici italiani nello sviluppo della rete 5G. Le maggiori società di telefonia potrebbero cioè essere costretti a rivedere i loro piani di ammodernamento della nuova tecnologia. 

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