Il teatro come riscatto: al Parioli va in scena il premio "Maurizio Costanzo nelle carceri"
Il recupero sociale e la riabilitazione dovrebbero rappresentare i principi cardine della detenzione per chi ha commesso degli errori. Questi concetti sono stati al centro della serata di mercoledì 20 maggio al Teatro Parioli Costanzo di Roma, dove è stata rappresentata l'opera teatrale "Un bar di paese". Lo spettacolo è il vincitore della seconda edizione del "Premio Maurizio Costanzo nelle carceri", e il suo testo è stato redatto dai detenuti della casa circondariale Santo Spirito di Siena, in collaborazione con le compagnie Lalut ed Egum Teatro.
La vicenda è ambientata in un bar situato nei pressi di una struttura carceraria. Il locale è gestito da un uomo con un passato in prigione e da sua moglie, ed è popolato da clienti abituali e originali. La routine viene spezzata dall'arrivo di nuovi e misteriosi avventori che raccontano le proprie vicende personali, con evidenti richiami autobiografici alle esperienze reali degli attori sul palco.
La scelta del bar come ambientazione richiama alla mente "S’è fatta notte", l'ultima trasmissione Rai condotta da Maurizio Costanzo e firmata insieme al celebre autore televisivo Enrico Vaime. Il premio intitolato a Costanzo punta proprio a questo: far emergere e sostenere le capacità artistiche nei penitenziari, dando ai reclusi uno spazio di espressione creativa per agevolare il loro ritorno in società tramite la cultura e il teatro, intesi come veri strumenti di rieducazione.
"Un progetto che non parla solo di spettacolo, ma è anche un racconto di dignità, voglia di riscatto e forza di ricominciare". Con queste parole Camilla Costanzo, figlia del noto giornalista, ha descritto l'iniziativa. L'evento rispecchia perfettamente la costante attenzione che Maurizio Costanzo ha dedicato agli ultimi e a chi, pur avendo sbagliato, cercava una via di reinserimento. Il teatro si dimostra un mezzo ideale in questo percorso, poiché permette di dar voce alle storie dei detenuti e di chi vive loro accanto. Di Costanzo si ricorda lo sguardo acuto e la capacità di indagare l'animo di chi gli stava di fronte, agendo sempre con una sensibilità, un'educazione e un rispetto rari. Sapeva cogliere la natura profonda delle persone, doti che lo hanno reso il grande pilastro della cultura e della televisione che tutti ricordano. Per lui, la scoperta della sfera personale dell'interlocutore diventava lo strumento per analizzare e descrivere la società contemporanea.
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