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Sull'ultimo bilancio della Mostra di Venezia fatto dal presidente Paolo Baratta, dal direttore Marco Muller e dal membro italiano, Gabriele Salvatores, della giuria presieduta da Quentin Tarantino, pesa il dolore per la scomparsa di Claude Chabrol.

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Quandoho avuto la notizia, sapere di non poter vedere più i suoi film è stato come sapere di non vedere più un amico». Il regista di «Mediterraneo» ha poi svelato i retroscena del verdetto finale del Leone d'Oro (contestato e fischiato) dato a Sofia Coppola: «Tarantino è stato molto democratico ed era sempre disposto al dialogo. Per il film della Coppola siamo arrivati tutti all'unanimità e, vi assicuro, Quentin all'inizio non lo sosteneva, al di là dei gossip sul favorire o meno la sua ex Sofia Coppola. I 4 film italiani sono stati sempre considerati e ci siamo soffermati soprattutto sugli interpreti. Spesso i nostri registi non mettono al centro i loro attori e se un film non è piaciuto nella sua totalità, anche gli attori sono stati penalizzati, pur essendo molto bravi, come Alba Rohrwacher, ad esempio. Tarantino, tra i film italiani, preferiva La passione di Mazzacurati, soprattutto la seconda parte. Celestini ne La pecora nera è un bravo attore e sarà di sicuro anche un bravo regista. Mentre con Noi credevamo Martone ha realizzato una bella rilettura sul Risorgimento, anche se il fatto di raccontare che quei giovani all'epoca sparavano e tiravano le bombe lo aveva già scritto Gramsci, e non solo. Il cinema italiano riflette in parte il disagio del nostro periodo storico. Ma un po' tutti i Paesi del mondo sembra siano alla ricerca di un'identità, almeno a vedere questi film». Da parte del direttore Marco Muller non è infine giunta alcuna smentita su quanto dichiarato un paio di giorni fa ad alcune testate web, con le quali si sarebbe lasciato andare ad uno sfogo e avrebbe accusato diversi critici e redattori di essere fin troppo vicini agli interessi del festival di Roma («Siamo in una situazione incestuosa, propria di matrimoni incestuosi», avrebbe dichiarato Muller per il sito ilpost.it). Il direttore avrebbe anche accennato a situazioni redazionali orientate da chi ambirebbe dirigere la Mostra di Venezia, di collaboratori di quotidiani che scrivono anche sulla rivista della direttrice del festival di Roma e di quanto la stampa italiana abbia ignorato le pellicole nella sezione Orizzonti. Ieri Muller ha poi dichiarato di dover convivere «con tante diverse situazioni. Ho fatto solo delle constatazioni: la stampa estera, ad esempio, ci esalta, un po' meno lo fa quella italiana. È complicato lavorare contro altri e vorremmo che fosse valutato il nostro sforzo per avere una Mostra forte. Anche l'anno scorso a Venezia i critici hanno sottovalutato The Hurt Locker della Bigelow che poi vinse l'Oscar».

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