Ceuta, un tornado si abbatte su Sanchez: i servizi spagnoli avevano avvisato del pericolo
Un preavviso di ventiquattr'ore, arrivato però su un canale informale e mai trasformato in allerta ufficiale. È quanto emergerebbe - come riportato da "Il Post" - da una serie di documenti desecretati e resi pubblici mercoledì dal governo di Madrid, che ricostruiscono le ore precedenti al maxi-ingresso di migranti registrato a Ceuta lo scorso 30 luglio. Secondo le carte diffuse dall'esecutivo spagnolo, il Centro nazionale d'intelligence (CNI) avrebbe individuato già il pomeriggio del 29 luglio - la vigilia dell'arrivo di decine di migliaia di persone nell'exclave spagnola in territorio marocchino - la circolazione sui social network di appelli organizzati a tentare l'attraversamento del confine. Alle 13:52 di quel giorno, un funzionario del CNI avvertiva via WhatsApp il capo di gabinetto della delegazione del governo a Ceuta di un piano per un "assalto alla barriera e dal mare" fissato per le 20 del giorno successivo. Nel messaggio si segnalava che i due gruppi social dietro la mobilitazione contavano complessivamente circa 180mila iscritti, cifra che indicava però la platea potenzialmente raggiunta dagli appelli e non il numero di persone attese al confine.
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Poche ore più tardi, alle 18:26, la stessa agenzia inviava una nota informativa urgente alla controparte marocchina, riferendo di "convocazioni" organizzate per entrare a Ceuta sia via mare sia scavalcando la barriera di frontiera, approfittando del clima delle celebrazioni per la Festa del trono - la ricorrenza che il 30 luglio segnava il ventisettesimo anniversario dell'incoronazione di re Mohammed VI. Il giorno seguente e quello successivo, migliaia di persone raggiunsero effettivamente Ceuta, dando vita a uno degli episodi migratori più imponenti nella storia recente della città. A distanza di settimane resta peraltro incerto quante di quelle persone si trovino tuttora entro i confini cittadini. Le prime ricostruzioni giornalistiche, pubblicate nei giorni immediatamente successivi ai fatti, avevano già messo in evidenza come l'ondata di arrivi fosse stata preceduta da una campagna di messaggi diffusi online in Marocco, secondo cui la frontiera con la Spagna sarebbe rimasta aperta e attraversarla avrebbe garantito la permanenza in territorio europeo.
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Il premier Pedro Sánchez, alla guida dell'esecutivo socialista, ha respinto le accuse di sottovalutazione, sostenendo che le informazioni disponibili in quelle ore non permettevano di prevedere le reali dimensioni di quanto sarebbe accaduto. Il capo del governo ha inoltre precisato che il CNI non aveva diramato alcuna allerta formale né ai vertici militari, né alla polizia, né al ministero della Difesa. I documenti ora resi noti raccontano però una dinamica più circostanziata: non un generico aumento dei flussi migratori, ma un'indicazione precisa su un tentativo di ingresso pianificato per un orario determinato e legato a una circostanza specifica, la festività marocchina. Per il governo di Madrid, in ogni caso, si trattava di una segnalazione come tante altre ricevute in precedenza: comunicata via WhatsApp a un funzionario locale, senza coinvolgere né i ministri né l'ufficio dello stesso Sánchez, e senza passare attraverso i canali istituzionali previsti per le allerte di sicurezza. Il premier ha definito "comprensibile" la scelta dei servizi segreti di non attivare una procedura d'emergenza, ribadendo che gli elementi in loro possesso non lasciavano presagire una crisi delle proporzioni poi effettivamente registrate.
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