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Francesca Albanese non esulta più: ripristinate le sanzioni Usa contro di lei

Dario Martini
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Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, aveva esultato troppo presto. La Corte d'Appello del Distretto di Columbia ha ripristinato le sanzioni nei suoi confronti dopo che, una decina di giorni fa, un giudice le aveva sospese. Per ora, quindi, gli Stati Uniti possono continuare ad "attuare e far rispettare la designazione di Francesca Albanese come cittadina straniera designata ai sensi dell'Ordine Esecutivo 14203”.

A darne notizia, su X, è Hillel Neuer, direttore di UNWatch, il quale fa notare come “in seguito all'esame della richiesta d'urgenza del governo degli Stati Uniti per una sospensione amministrativa immediata e una sospensione in attesa dell'appello, la Corte d'Appello degli Stati Uniti ha disposto la sospensione amministrativa parziale dell'ordinanza di ingiunzione preliminare emessa dal tribunale distrettuale il 13 maggio 2026, in attesa di ulteriori provvedimenti della Corte”. 

Dopo la decisione di primo grado, Albanese aveva gridato vittoria e tutta la sinistra italiana si era schierata al suo fianco. Attenzione, però, come nel caso della prima decisione, anche quella della Corte di appello è una sospensione, per “dare alla Corte sufficiente opportunità di esaminare la richiesta d'urgenza di sospensione in attesa dell'appello e non deve essere interpretata in alcun odo come una decisione nel merito di tale richiesta”, si legge nel provvedimento.

Occorre ricordare che le sanzioni nei confronti dell’Albanese erano state assunte per le sue posizioni pubbliche contro Israele. Il segretario di Stato Marco Rubio aveva parlato di “antisemitismo sfacciato”. Per questo motivo era stata inserita in una “black list” che le procurava una serie di restrizioni, come l'impossibilità di usare le principali carte di credito o l'effettuazione di ogni transazione bancaria.

Richard Leon del District di Columbia, il giudice che in primo grado aveva accolto la richiesta di un'ingiunzione preliminare contro le sanzioni, di fatto annullandole, è lo stesso magistrato che ad aprile si era pronunciato con la famosa Ball Room, il salone dei ricevimenti che Donald Trump aveva ordinato di costruire alla Casa Bianca. Una decisione, quella, che aveva scatenato le ire del presidente americano.

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