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La retromarcia del procuratore della Cpi: "Non ci sono prove di genocidio a Gaza"

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Karim Khan della Corte penale internazionale nel 2024 aveva spiccato mandati di arresto per Netanyahu e Galant

ANDREA B. NARDI
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Dopo aver gettato fango e accuse gravissime per tre anni contro Israele, dopo aver emanato sentenze penali e mandati di cattura contro Netanyahu e Galan, dopo aver contribuito a ricreare in Occidente il peggior antisemitismo dai tempi del Ventennio, adesso il procuratore capo della Corte Penale Internazionale Karim Khan, proveniente da una famiglia islamica britannico-pakistana, ammette che in pratica fosse tutto campato in aria.


Come riportato anche dalla rivista The Algemeiner, «In una lunga intervista con il giornalista anti-israeliano Medhi Hasan questa settimana, Khan si è rifiutato di partecipare alla retorica, ormai diffusa, che definisce genocida la campagna militare israeliana contro i terroristi di Hamas a Gaza». Allineandosi così con le innumerevoli indagini internazionali che da tempo hanno scagionato Israele dalla bufala del genocidio e dalla propaganda nazista di Al-Jazeera, Hamas & C. coi 70mila morti civili evaporati, anche il famigerato giudice nemico di Gerusalemme ammette non esserci nemmeno uno straccio di prova del fantomatico genocidio. Erano tutte fake news create ad arte dai palestiNazi e alimentate dai media woke sinistrorsi, cui potevano prestar fede solo proPal accecati e conformisti saltimbanchi, comicastri, cantattucoli, attoruccoli e ragazzini fuoricorso incapaci di leggere documenti e libri ma solo post sui social.


Gentaglia che, pur di non distinguere la verità dai falsi storici, preferisce sventolare la bandiera di chi ha stuprato e smembrato donne e bambini, bruciato neonati nei forni di casa davanti ai genitori, e commesso le peggiori atrocità su civili innocenti (tranquilli: esistono i filmati acclarati e certificati ripresi dagli stessi carnefici). La stessa gentaglia occidentale che, oggi, pur di blandire l’islamismo radicalizzato e odiare israeliani ed ebrei, preferisce sventolare la bandiera degli ayatollah che impiccano gay e donne, anche minorenni, perché hanno un ciuffo di capelli in vista.
Karim Khan ha convenuto che «negli ultimi tre anni non ci sono state prove di genocidio a Gaza». Meglio tardi che mai, ma ormai il danno mostruoso è fatto.


Nel 2024 Khan aveva pianificato col governo israeliano una sua visita a Gaza apposta per verificare l’assenza di crimini di guerra da parte dell’IDF, ma all’ultimo il procuratore l’aveva improvvisamente annullata, emanando, invece, di punto in bianco i mandati di arresto contro il primo ministro e il ministro della difesa israeliani. Ultimamente Khan si deve a sua volta difendere da parecchie accuse di crimini sessuali verso sue dipendenti, e da denunce penali formali di essere stato spinto da influenze di agenti del Qatar nei suoi atti giuridici infami contro Israele, nonché protetto da strutture private di intelligence che fecero pressione sulla Corte Penale Internazionale. Gli Stati Uniti hanno già emesso sanzioni a suo carico, togliendogli gli accessi alle e-mail ufficiali, congelandogli i conti bancari personali, e spiccando un mandato di arresto contro di lui e tutti i membri del suo staff se entrano in territorio statunitense. Forse il sentore di essere ormai nudo e indifendibile di fronte alle orribili menzogne che ha contribuito a creare ha spinto questo giudice a fare marcia indietro. Ma tutto ciò resterà per sempre l’emblema della vergogna umana per chi ha voluto credergli.
 

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