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Francia, un ProPal all'Eliseo. Jean-Luc Mélenchon si candida "per liberare Gaza"

Alessandra Zavatta
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Un presidente ProPal in Francia? Il "rosso" Jean-Luc Mélenchon si prepara a dare l'assalto all'Eliseo. Per la quarta volta, perché nelle precedenti tre farsi eleggere alla presidenza della Repubblica non gli è  riuscito. Il leader di La France Insoumise ha annunciato la candidatura questa sera, ospite al telegiornale dell'emittente TF1. Con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del mandato di Emmanuel Macron, che invece non tornerà a correre per la più alta carica dello Stato. "Sono il più preparato per affrontare la situazione che si profila anche alla luce della minaccia di una guerra generalizzata", ha affermato con una punta d'orgoglio. "Per noi è semplice: c'è una squadra, un programma e un solo candidato".

Domenica scorsa i rappresentanti eletti di La France insoumise si sono riuniti a Parigi per designare il candidato del movimento di sinistra per le consultazioni del 2027. La candidatura dovrà raccogliere 150 mila firme di cittadini, una formalità che dovrebbe essere scontata per Mélenchon, sostenitore a spada tratta della causa palestinese, elemento che gli ha valso sostegni anche tra socialisti, comunisti e Verdi. E che nella Striscia di Gaza vada riportata la pace lo ha messo tra le prime azioni da compiere come presidente. Come? "Attraverso una partnership con la Spagna", che alla guerra in Medio Oriente si è opposta fin da subito, per "spingere l'Unione europea a troncare gli accordi commerciali con Israele", ha sottolineato.

Alle ultime presidenziali, nel 2022, Mélenchon è stato sconfitto al secondo turno per 420 mila voti, dopo aver ottenuto il 22% dei consensi ed essersi classificato terzo al primo turno. Ma allora in lizza c'erano un Macron in ascesa e un'agguerritissima Marine Le Pen. Un miglioramento, comunque, rispetto al 2017, quando aveva già ottenuto un buon punteggio (19,58% dei voti). Nonostante i sondaggi mostrino di nuovo il 74enne leader facilmente sconfitto da Rassemblement National in caso di un eventuale secondo turno, gli Insoumis intendono approfittare del caos che regna nel resto della Sinistra, in gran parte divisa sulla questione della partecipazione, o meno, a primarie unificate, argomento che Mélenchon non vuole affrontare, almeno per il momento.

"Sebbene Jean-Luc sia una delle figure politiche più controverse in Francia, è il nostro miglior comunicatore, la persona che mobilita il maggior numero di elettori", afferma un dirigente degli Insoumis. "Ha una solida base politica, è bravo a dibattere e ha una profonda conoscenza delle questioni". Dalle presidenziali di quattro anni fa, quando disse ai suoi uomini "Fate di meglio" la sera dell'eliminazione, Mélenchon ha ripetutamente affermato di voler essere sostituito alla guida del partito. Parole al vento, visto da come è rimasto saldamente in sella. Nessuno, pare, abbia il suo carisma, raccontano i fedelissimi. Oppure destino vuole che il "rosso" leader non abbia fatto crescere alcuno in grado di scalzarlo, come si usava ai tempi del partito comunista. Tanto che quelli che ci hanno provato, come François Ruffin e Clémentine Autain, riportano i giornali francesi, hanno dovuto abbandonare il movimento durante le elezioni legislative del 2024.

 

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