Francia, un ProPal all'Eliseo. Jean-Luc Mélenchon pronto a candidarsi alle presidenziali
Un presidente ProPal in Francia? Il "rosso" Jean-Luc Mélenchon si prepara a dare l'assalto all'Eliseo. Per la quarta volta, perché nelle precedenti tre farsi eleggere alla presidenza della Repubblica non gli è riuscito. Il leader di La France Insoumise dovrebbe annunciare la candidatura questa sera alle 20, ospite al telegiornale dell'emittente TF1. Con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del mandato di Emmanuel Macron, che invece non tornerà a correre per la più alta carica dello Stato. Domenica scorsa i rappresentanti eletti di La France insoumise si sono riuniti a Parigi per designare il candidato del movimento di sinistra per le consultazioni del 2027. La candidatura dovrà raccogliere 150 mila firme di cittadini, una formalità che dovrebbe essere scontata per Mélenchon, sostenitore a spada tratta della causa palestinese, elemento che gli ha valso sostegni anche tra socialisti, comunisti e Verdi.
Alle ultime presidenziali, nel 2022, è stato sconfitto al secondo turno per 420 mila voti, dopo aver ottenuto il 22% dei consensi ed essersi classificato terzo al primo turno. Ma allora in lizza c'erano un Macron in ascesa e un'agguerritissima Marine Le Pen. Un miglioramento, comunque, rispetto al 2017, quando Mélenchon aveva già ottenuto un buon punteggio (19,58% dei voti). Nonostante i sondaggi mostrino di nuovo il 74enne leader facilmente sconfitto da Rassemblement National in caso di un eventuale secondo turno, gli Insoumis intendono approfittare del caos che regna nel resto della Sinistra, in gran parte divisa sulla questione della partecipazione, o meno, a primarie unificate, argomento che Mélenchon non vuole affrontare.
"Sebbene Jean-Luc sia una delle figure politiche più controverse in Francia, è il nostro miglior comunicatore, la persona che mobilita il maggior numero di elettori", afferma un dirigente di Insoumis. "Ha una solida base politica, è bravo a dibattere e ha una profonda conoscenza delle questioni". Dalle presidenziali di quattro anni fa, quando disse ai suoi uomini "Fate di meglio" la sera dell'eliminazione, Jean-Luc Mélenchon ha ripetutamente affermato di voler essere sostituito alla guida del partito. Parole al vento, visto da come è rimasto saldamente in sella. Nessuno, pare, abbia il suo carisma, raccontano i fedelissimi. Oppure il destino vuole che il "rosso" leader non abbia fatto crescere alcuno in grado di scalzarlo, come si usava ai tempi del partito comunista. Tanto che quelli che ci hanno provato, come François Ruffin e Clémentine Autain, riportano i giornali francesi, "hanno dovuto abbandonare il movimento durante le elezioni legislative del 2024".
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