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Ucraina, referendum nelle zone occupate. L'annuncio della Russia fa crollare la Borsa

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La Russia va avanti sui referendum per l’annessione dei territori occupati nella guerra in Ucraina a Luhansk, Donetsk e Kherson, ma anche nell’oblast di Zaporizhzhia dove sorge la grande centrale nucleare. La votazione è prevista dal 23 al 27 settembre. Per Kiev si tratta di referendum "farsa" ma Mosca non intende retrocedere sull'intento, come confermato dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che ha sottolineato come queste consultazioni testimonino il desiderio dei popoli "di decidere il proprio destino".

 

Il primo ad annunciare la convocazione del referendum "sull'ingresso della Repubblica popolare di Luhansk nella Federazione russa" è stato il Consiglio del popolo della regione dell'Ucraina orientale, il cui presidente, Denis Miroshnichenko, ha spiegato che il quesito sulle schede sarà: "Siete a favore che la Repubblica di Luhansk si unisca alla Federazione russa come entità costituente". Dopo il suo annuncio, il presidente della Repubblica popolare di Luhansk, Leonid Pasechnik, ha firmato il provvedimento per la convocazione del referendum.  Qualche minuto dopo anche la Repubblica popolare di Dontesk ha fissato il voto per gli stessi giorni, con il leader Denis Pushilin che ha spiegato che la consultazione si terrà "con un formato misto, di persona e da remoto, tenendo conto delle questioni di sicurezza". In seguito si è aggiunto il capo dell’amministrazione militare-civile russa della regione di Zaporizhzhia, Yevhen Balitsky. 

 

Gli annunci hanno avuto come conseguenza immediata il crollo della Borsa di Mosca. Gli investitori giudicano negativamente l’idea dello svolgimento in alcune regioni ucraine occupate da Mosca del referendumsull’eventuale adesione alla Russia. L'indice Moex è arrivato a perdere anche più del 10% scendendo sotto quota 2.200 punti. A poco più di un’ora dalla chiusura l’indice ha recuperato leggermente e si aggira intorno ai 2270 punti (-6,60%). Fra i titoli più penalizzati il portale Yandex (il ’Google russo') -8,50%, il colosso energetico Lukoil -7,90%, mentre Gazprom, Rosneft e Sberbank registrano perdite superiori al 6%

 

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