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Elezioni in Francia, batosta per Macron senza maggioranza: "Cercheremo compromessi". Boom di Le Pen

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Batosta per Emmanuel Macron, che perde la maggioranza assoluta a soli due mesi dalla sua rielezione all'Eliseo vedendo complicarsi la realizzazione dell'agenda presidenziale; boom per Marine Le Pen, che incassa un record di seggi per la sua formazione di estrema destra; e Jean-Luc Mélenchon alla guida della prima forza di opposizione in Parlamento. È questo il quadro che emerge in Francia dalle elezioni legislative. "Questa situazione costituisce un rischio per il nostro Paese in vista delle sfide che dobbiamo affrontare, sia a livello nazionale che internazionale", ha detto in tarda serata la premier Élisabeth Borne. "Lavoreremo da domani per costruire una maggioranza d'azione" e "dovranno essere costruiti dei buoni compromessi", ha aggiunto.

È un terremoto politico quello che ridisegna il volto dell'Assemblea nazionale. Macron aveva chiesto una maggioranza "forte e chiara", agitando anche lo spettro dell'instabilità prima della partenza per Kiev, ma così non è stato. Secondo quanto risulta dalle proiezioni la coalizione Ensemble riunita intorno a lui (che raccoglie LREM, Modem, Horizons e Agir) si ferma a una forchetta compresa tra 205 e 235 seggi. Un risultato ben lontano dalla soglia della maggioranza assoluta di 289 deputati (sua 577 seggi) che avrebbe dato al presidente maggior tranquillità nel potere portare avanti le sue promesse elettorali (dal controverso innalzamento dell'età pensionabile da 62 a 65 anni ai provvedimenti contro l'aumento del costo della vita). Il governo avrà bisogno di numeri, infatti per bocca della portavoce si è apprestato a tendere la mano a chiunque voglia "far avanzare il Paese". Ma il partito di destra Les Républicains (LR) ha fatto sapere che intende restare all'opposizione: "Abbiamo probabilmente più di 60 deputati. È una sconfitta pungente per Emmanuel Macron", ha detto il presidente di LR, Christian Jacob.

Mélenchon, arrivato terzo alle presidenziali, riesce a far diventare primo gruppo d'opposizione la coalizione delle sinistre Nupes (che include La France Insoumise, gli ecologisti, i comunisti e i socialisti), che ottiene fra 170 e 190 seggi. "La sconfitta" di Macron "è totale", ha tuonato il leader della sinistra radicale, che non smette di sperare di poter governare.

Marine Le Pen, sconfitta alle presidenziali solo ad aprile, sembra essere invece la vera vincitrice di queste legislative: il suo Rassemblement National (RN) passa da non avere i seggi sufficienti a formare un proprio gruppo parlamentare a ottenere un record di deputati. Secondo le proiezioni verrebbero eletti fra 75 e 95 deputati della sua formazione, numero che se venisse confermato supererebbe i 35 deputati dell'allora Front National eletti nel 1986 (e allora con il proporzionale). "Questo gruppo sarà di gran lunga il più numeroso nella storia della nostra famiglia politica", ha commentato Le Pen, promettendo che incarnerà "un'opposizione ferma" ma "responsabile".

Tanti i fedelissimi di Macron battuti, fra cui membri del governo. La premier francese, Elisabeth Borne, è stata eletta alle elezioni legislative nella sesta circoscrizione di Calvados con il 52,46% dei voti, battendo il candidato di Nupes Noé Gauchard, e potrà dunque mantenere la premiership. E ha annunciato la sua vittoria contro la Nupes il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin. Dovranno invece lasciare il loro posto nel governo Brigitte Bourguignon, finora ministra della Salute, sconfitta nel Pas-de-Calais dalla candidata del Rassemblement National Christine Engrand, e la sottosegretaria per l'Oltremare Justine Benin, sconfitta in Guadalupa dal candidato di Nupes Christian Baptiste. Sconfitti poi anche il presidente del gruppo LREM di Macron, Christophe Castaner, che nelle Alpes-de-Haute-Provence dovrà cedere il posto al rivale di Nupes Léo Walter; e il presidente dell'Assemblea nazionale, Richard Ferrand, battuto dall'avversaria di Nupes Mélanie Thomin nel Finistère.

Il tutto con un'astensione altissima, mentre il Paese affronta anche un'ondata di caldo. Le prime stime prevedono un'astensione al 54%. Al primo turno, il 12 giugno, aveva disertato le urne il 52,49% degli elettori.

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