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La Corea del Sud entra nel centro di difesa cyber della Nato. La Cina: "Si rischia un'altra Ucraina"

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L’agenzia di intelligence statale della Corea del Sud ha reso noto di essersi unita al Centro di eccellenza per la difesa informatica cooperativa della Nato come primo membro asiatico. Lo riporta l’agenzia sudcoreana Yonhap. Il National Intelligence Service (Nis) è stato formalmente ammesso nel CCDCOE, con sede a Tallinn, in Estonia, e rappresenterà la Corea del Sud nelle attività di formazione e ricerca del centro.

 

Il centro è stato istituito nel 2008 in risposta a un attacco informatico russo che ha paralizzato le reti statali dell’Estonia. L’ammissione della Corea del Sud ha portato il numero dei membri a 32, inclusi 27 stati della Nato. E si inserisce nelle recenti mosse degli alleati degli Stati Uniti in risposta alle crescenti minacce provenienti da Mosca e Pechino, che ha sostenuto Vladimir Putin.

Non è chiaro se la guerra in Ucraina abbia spinto la Nato a firmare l'adesione della Corea del Sud, che ha fatto il suo ingresso nel Centro della cybersecurity della Nato anche per motivazioni geopolitiche, sullo sfondo dell'invasione russa in Ucraina.

 

E la notizia ha avuto subito un suo eco a Pechino. “Se la Corea del Sud imbocca la strada per diventare ostile verso i suoi vicini, la fine di questo percorso potrebbe essere l’Ucraina”. È una minaccia, quella di Hu Xijin, commentatore del Global Times, tabloid in lingua inglese della propaganda del Partito comunista cinese.

La reazione dà il polso dell’ala più estremista del Partit che vede la Corea del Sud diventare un partner del centro cyber della Nato proprio in una fase in cui l’Alleanza atlantica sta guardando verso l’Indo-Pacifico, la Corea del Sud sta guardando al Sud-Est asiatico per accelerare i tentativi di diversificare l’economia e di ridurre l’eccessiva dipendenza economica dalla Cina e la guerra in Ucraina e l’assertività di Pechino stanno accelerando uno scontro tra modelli, democrazie da una parte e autocrazie dall’altra.

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