Cerca
Edicola digitale
+

Crisi Ucraina, l'Europa diventi unita. O è destinata a non avere potere

Benedetta Frucci
  • a
  • a
  • a

Così come la pandemia ci ha messo davanti alla consapevolezza che gli Stati nazionali, i confini, sono in fondo un retaggio novecentesco in un mondo sempre più globalizzato e ha richiesto una maggiore coesione dell'Unione europea, a maggior ragione il conflitto ucraino ha mostrato la necessità che l'Europa evolva nel suo processo di integrazione.

Di fronte a un conflitto esploso nel cuore del Vecchio Continente, infatti, nonostante la coesione degli Stati membri, Bruxelles non è in grado di giocare un ruolo da attore protagonista nello scacchiere geopolitico. Questo perché l'Unione europea si trova attualmente in un limbo costituzionale: non è una semplice organizzazione internazionale ma non è neppure uno Stato federale. E non essendo uno Stato, non ha una difesa, una politica estera e un esercito comuni.

Dopo anni di dibattito sulla necessità di sottrarre la politica estera al veto dei singoli stati, di rivedere il trattato di Dublino e quindi di gestire in modo più solidale l'arrivo dei migranti - tema che incontrava la resistenza dei Paesi di Visegrad, che però oggi si trovano a chiedere aiuto all'Europa per la gestione dell'ondata migratoria proveniente dall'Ucraina - oggi il sogno di un Unione federale sembra avvicinarsi.

Durante il vertice romano fra Draghi, Sanchez, il portoghese Costa e il greco Mitsotakis, non si è infatti parlato solo di crisi energetica. Draghi ha sottolineano come la difesa comune «sia diventato un obiettivo essenziale, da perseguire in tempi molto rapidi e fondamentale, in piena complementarietà con la Nato. Una difesa europea più forte rende la Nato più forte». A Versailles, i leader europei hanno previsto un aumento degli stanziamenti per la difesa e l'adozione dello Strategic Compass risulta pesantemente condizionato dall'esplosione del conflitto: l'obiettivo è diventato spendere di più in difesa e spendere meglio.

L'aumento degli stanziamenti, se sommato alle risorse messe in campo con il Pnrr, dimostra poi quanto sia ormai vetusto e antistorico il meccanismo del Patto di Stabilità, che ha, oggi, buone chance di essere superato nonostante le resistenze dei Paesi frugali. Di fronte però all'enormità di quello che sta accadendo a poche ore di volo da Roma, questi se pur significativi passi in avanti fatti risultano insufficienti ed eccessivamente lenti. Sono Pechino, Washington e Mosca, che si muovono nello scacchiere geopolitico come protagonisti. Il sangue che scorre, però, è europeo.

L'approdo verso uno Stato federale appare, quindi, fondamentale quanto naturale: l'Europa non può essere solo burocrazia e regolamenti, deve recuperare lo spirito di Ventotene, dotarsi di una Costituzione che evidenzi le radici comuni, cristiane, giudaiche, romane, greche e di una struttura statale vera e propria. Diventando uno Stato federale, che parla con una voce sola pur nelle diverse identità nazionali, potrà finalmente giocare un ruolo in un mondo che appare ormai come un Risiko in cui le superpotenze si muovono senza tenere conto minimamente della flebile voce del Vecchio Continente.

Dai blog