Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Cesare Battisti catturato in Bolivia. Salvini: "Per lui pacchia finita"

Fermato in strada a Santa Cruz non avrebbe tentato la fuga. Tweet del figlio di Bolsonaro al ministro: "Regalo in arrivo"

Silvia Sfregola
  • a
  • a
  • a

La lunga fuga di Cesare Battisti è finita. Latitante dallo scorso mese, quando il presidente entrante del Brasile, Jair Bolsonaro, ha firmato l'estradizione in Italia, il terrorista dei Pac è stato arrestato in un blitz della polizia italiana e brasiliana, con criminalpol e antiterrorismo a Santa Cruz, in Bolivia. È stato fermato in strada, non era armato, non ha opposto nessuna resistenza. Ha parlato in portoghese per rispondere alla polizia e ha mostrato un documento brasiliano che confermava la sua identità. La svolta, per gli investigatori, è arrivata una settimana fa, quando il militante è stato individuato con certezza in Bolivia. Ora si attende di riportarlo in Italia, dove sconterà la sua condanna con ogni probabilità nel carcere romano di Rebibbia. E qui un nodo: è probabile che, essendo l'ergastolo incostituzionale in Brasile, la pena sarà commutata in 30 anni di detenzione. Il che, nei fatti, non cambia la sostanza: il terrorista finirà i suoi giorni in cella. Per chiudere l'operazione, è stata necessaria una triangolazione tra Roma, Brasilia e La Paz, non essendoci un patto di estradizione tra la Bolivia e l'Italia. La cattura sigilla l'intesa tra i due leader di destra, Matteo Salvini e Jair Bolsonaro, andando a rafforzare la rete diplomatica che il vicepremier leghista sta tessendo nel mondo. «Grazie di cuore al presidente Bolsonaro e al nuovo governo brasiliano per il mutato clima politico che, insieme a un positivo scenario internazionale dove l'Italia è tornata protagonista, hanno permesso questo successo atteso da anni», commenta il ministro dell'Interno. «Conta sempre su di noi, ministro!», la risposta immediata del presidente, in un tweet in italiano. Per primo, era stato il figlio Eduardo, deputato del Psl, a twittare la notizia al leader del Carroccio: «Salvini, c'è un regalino in arrivo», aveva scritto. E ancora: «la sinistra piange». Battisti, condannato all'ergastolo in contumacia nel 1993 per quattro omicidi, era evaso dal carcere di Frosinone nel 1981. Fuggito prima in Francia, poi in Messico, poi di nuovo in Francia dal 1990, nel 2004 era arrivato in Brasile. Qui è stato arrestato nel 2007, ma nel 2009 ha ricevuto asilo politico e il 31 dicembre del 2010 l'allora presidente Lula, nell'ultimo giorno di mandato, ha bloccato la sua estradizione. L'ultimo arresto risale all'ottobre del 2017, alla frontiera con la Bolivia, con l'accusa di violazione delle norme sulle valute straniere e riciclaggio di denaro. È stato rilasciato poco dopo. È del 14 dicembre 2018, prima che facesse perdere di nuovo le sue tracce per fuggire in Bolivia, la firma dell'estradizione per mano del nuovo presidente, Jair Bolsonaro.

Dai blog