Salah Al Maskhout, uno dei principali boss tra i trafficanti di uomini, è stato ucciso questa mattina da un commando a Tripoli. L'agguato si è verificato nei pressi dell'abitazione di alcuni suoi parenti nei pressi del Medical Center della capitale. Nella sparatoria sono rimasti uccisi anche gli 8 uomini della sua scorta. Il commando non è stato identificato. Nessuno di loro è rimasto ucciso nell'agguato e testimoni riferiscono di uomini addestrati al meglio. E proprio per questo la vicenda scatena un piccolo caso diplomatico che coinvolge il nostro Paese. L'accusa Secondo quanto riferito dal quotidiano inglese The Guardian, il presidente del Parlamento 'parallelo' di Tripoli, Nouri Abu Sahmain, ha accusato le forze speciali italiane di essere dietro l'uccisione di Salah al-Mashkout. Anche The Guardian racconta che gli assalitori erano armati di pistole e sarebbero stati perfettamente addestrati. La difesa La Farnesina smentisce "categoricamente la notizia di qualsiasi coinvolgimento di forze speciali italiane in Libia apparsa su mezzi di informazione in relazione alla vicenda relativa a Salah al-Maskhout". E anche fonti militari, contattate dall'Adnkronos, spiegano che "è tutto falso". Una fonte della Nato ha invece detto al Guardian che nessuno dei militari dell'Alleanza è coinvolto nell'attacco che ha portato alla morte di quello che era considerato un boss dei trafficanti. In ogni caso la notizia sull'uccisione di al-Mashkout arriva due giorni dopo l'annuncio dell'inizio, il prossimo 7 ottobre, della fase 2 dell'operazione navale dell'Unione Europea nel Mediterraneo centro-meridionale Eunavfor Med per il contrasto ai trafficanti di esseri umani. Nella seconda fase dell'operazione, che segue quella di raccolta delle informazioni di intelligence, sono previste in acque internazionali operazioni di abbordaggio, perquisizione e confisca delle imbarcazioni e degli strumenti usati dai trafficanti. La smentita Intanto il giornale online Malta Today riporta le dichiarazioni di un uomo che sostiene di essere il nipote di Salah al-Maskhout e che smentisce la notizia della sua uccisione: "Mio zio è vivo e non ha nulla a che vedere con il traffico di esseri umani". Non solo, altre fonti spiegano che Al-Maskhout lavora per una "compagnia energetica a Tripoli".
Libia, morto il boss del traffico dei migranti "Sono stati gli italiani". La Farnesina smentisce
Nella sparatoria sarebbero rimasti uccisi anche gli 8 uomini della sua scorta ma manca una conferma ufficiale e il presunto nipote dell'uomo smentisce: "Mio zio è vivo e non c'entra niente coi barconi"
