Esteri

Un’altra bimba siriana annegata in Turchia

E al largo della Libia recuperati da una petroliera sette cadaveri tra cui quello di un bambino

Una bambina annegata al largo della Turchia. Un altro al largo della Libia. La lista di morte della tragica ondata migratoria si allunga giorno dopo giorno, aggiungendo orrore a orrore. E le vittime non sono solo bambini. Appena due settimane dopo la tragedia del piccolo Aylan Kurdi, il siriano morto con la madre e il fratellino in un naufragio, le autorità turche hanno ritrovato su una spiaggia nella provincia di Izmir il corpo di una bambina di quattro anni, anche lei vittima di un naufragio l’altra notte. Gli attivisti della Rete siriana per i diritti umani riportano che si tratta della piccola Hanan Al Jarwan. Sarebbe stata a bordo di un barcone diretto verso un'isola greca. Quattordici naufraghi, tra i quali otto bambini, sono stati messi in salvo dalla Guardia costiera turca. Il cadavere di un bambino, insieme a quelli di altri sei migranti, è stato invece recuperato da una petroliera al largo della Libia, 22 miglia a nordest di Tripoli. 102 le persone tratte in salvo mentre risultano disperse quattro donne incinte. Un’altra vittima si registra nell’Eurotunnel della Manica, dove un siriano è rimasto folgorato sul tetto di un treno merci. Intanto prosegue il caos nei Balcani. La Croazia ha cominciato a rimandare verso l'Ungheria i migranti che ne erano appena giunti sul proprio territorio, circa 13.000 in poco più di due giorni, una marea umana di cui la Repubblica ex jugoslava sostiene di non essere più in grado di farsi carico. Chi arriva non potrà essere né ospitato né registrato, ha avvertito il premier croato Milanovic: sarà assicurata loro assistenza provvisoria ma poi se ne dovranno andare, ha sottolineato. Così nel pomeriggio una ventina di pullman stracarichi si sono messi in viaggio verso la frontiera magiara, varcata da due bus. I passeggeri sono stati fatti poi salire su altri pullman ungheresi diretti verso due centri di registrazione nei villaggi di Szentgotthard e Vamosszabadi, non lontano dal confine austriaco. Partito anche un treno con circa mille migranti a bordo ma le autorità hanno disarmato 40 agenti di scorta della polizia croata e arrestato il conducente. In totale circa 4.000 profughi sono passati in Ungheria. L'Unione Europea, ha detto Milanovic, deve sapere che la Croazia non può diventare un «hotspot» per chi tenta di entrare in Europa occidentale. L'atteggiamento di Zagabria ha irritato la Slovenia dove, secondo il governo, sono attesi un migliaio di arrivi nelle prossime 24 ore. Lubiana ha accusato il Paese vicino di violare il protocollo di Dublino. E come detto, è altissima la tensione tra Ungheria e Croazia, accusata di incoraggiare «sempre nuove masse di persone a commettere un illecito penale» come l’attraversamento illegale di un confine. E così il premier ungherese Orban ha annunciato che è iniziata la costruzione di una nuova barriera lungo i 41 chilometri di confine di terraferma con la Croazia. Intanto la Germania avverte i migranti che solo chi ha i requisiti potrà rimanere. Ma il vicecancelliere Gabriel ammonisce anche i Paesi che non condividono i principi di solidarietà dell’Ue che «non possono avere i soldi» dell’Unione. E pure la Finlandia comincia a fare i conti con l’emergenza: sono oltre 11.000 dall'inizio dell'anno, soprattutto iracheni, i richiedenti asilo dalla Svezia, a fronte dei 3.600 registrati in tutto il 2014.

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