Esteri

La sinistra applaude le vittorie degli altri

Svolta sovietica dei Labour in Gran Bretagna, salutata da Ferrero & Co. Gli ex comunisti alla deriva si consolano guardando all’inglese Corbyn

Secca svolta a sinistra dei Labour inglesi. Jeremy Corbyn, 66 anni, il candidato della parte pacifista e anti-austerity, ha stravinto le primarie con il 59,5 per cento dei consensi. Il politico vicino a Syriza e Podemos ha sbaragliato gli altri tre candidati con il 59,5% dei consensi. Corbyn, che prende il posto di Ed Miliband, dimessosi a maggio scorso dopo il disastroso risultato alle elezioni stravinte dal premier conservatore David Cameron, ha battuto con facilità Andy Burnham, che si è fermato al 19% dei voti, Yvette Cooper, che ha ottenuto il 17% delle preferenze, mentre la blairiana Liz Kendall ha portato a casa un misero 4,5%. Una vittoria dei vecchi «rossi» di ispirazione sovietica che non ha mancato di essere festeggiata qui, in casa nostra, da quelli a sinistra della sinistra. Il primo atto Di Corbyn è stato una manifestazione a sostegno dei rifugiati. Il 66enne socialista ha attaccato l’austerità del governo Cameron e ha sottolineato il legame del partito con i sindacati: «Non capiamo i giovani - ha detto - dobbiamo cambiare. La mia prima azione come leader del partito sarà sfilare per i rifugiati». Il discorsetto è tanto piaciuto alla sinistra italiana in disaccordo con Renzi: Gianni Cuperlo, esponente della minoranza Pd: «Ogni paese ha la sua storia, la sua autonomia, ogni sinistra deve ragionare sul proprio programma: ma c’è il tema di una sinistra europea che va ricostruita oggi, e questo messaggio che arriva dall’Inghilterra riguarda un po’ anche tutti noi». Stefano Fassina, ieri a Parigi per presentare il manifesto della nuova sinistra europea con Yanis Varoufakis, ha detto che «la vittoria di Corbyn è segno che c’è vita a sinistra. È un risveglio di quella parte della sinistra non rassegnata al pensiero unico, alla svalutazione del lavoro e della democrazia - dice l’ex deputato del Pd - È la stessa parte che qui a Parigi avvia una svolta sull’europeismo della sinistra europea, mi pare che questo evento abbia lo stesso segno di fondo dell’elezione di Corbyn nel Regno Unito». Il bersaniano Pd Alfredo D’Attorre: «La vittoria di Corbyn dimostra che non è vero che il Labour è qualcosa di nuovo ma che, invece, è una ricetta abbastanza vecchia e stantia e che il riferimento di Renzi al blairismo è qualcosa di morto e sepolto così come l’idea che la sinistra possa vincere presentandosi con il volto di chi fa le cose non troppo dissimili dalla destra». Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea afferma che «l’elezione di Corbyn come leader del Labour è un’ottima notizia. Rappresenta un ceffone per Blair, Renzi e la Merkel, il partito unico del capitale e delle banche che governa l’Europa. Si tratta di una svolta importante per la sinistra inglese che finalmente sceglie un programma contro il neoliberismo. Buon lavoro, compagno Corbyn!». Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà: «Con l'elezione della nuova leadership del partito laburista si può dire che è definitivamente archiviato il blairismo che portò la Gran Bretagna alla sciagurata guerra irachena. L’impegno per una società più giusta ed equa, per l’affermazione dei diritti dei più deboli torna ad essere una priorità della sinistra. Bene, ne abbiamo bisogno tutti per sconfiggere in Europa le politiche dell’austerity, e i suoi ipocriti guardiani. Auguri di buon lavoro a Corbyn».

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