Esteri

Italiani rapiti perché Roma parla solo con Tobruk

Tripoli contro Roma. La vicenda dei quattro tecnici italiani rapiti in Libia non avrebbe legami con il terrorismo. Il sequestro, compiuto da una banda di criminali, forse nasconde qualcosa in più...

Tripoli contro Roma. La vicenda dei quattro tecnici italiani rapiti in Libia non avrebbe legami con il terrorismo. Il sequestro, compiuto da una banda di criminali, forse nasconde qualcosa in più della richiesta di un riscatto. Il governo islamista di Tripoli, infatti, sarebbe il vero «mandante» con lo scopo di fare pressioni sull’Italia, impegnata nella trattativa per la formazione di un governo di unità nazionale in cui l’interlocutore privilegiato è Tobruk. Un ricatto, dunque, che se fosse confermato sposerebbe la trattativa per la liberazione degli ostaggi su un piano puramente politico. Lo stesso premier di Tripoli, Khalifa al-Ghweil, in un’intervista a La7, ha lasciato intendere che un certo legame tra il sequestro e i rapporti con Roma esiste: «Considero molto scarsa la probabilità che il rapimento abbia una relazione con i trafficanti. Piuttosto crediamo si tratti di criminali che vogliono turbare le relazioni che vogliamo instaurare con l’Italia». Il governo che si oppone a quello di Tobruk, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, il 12 luglio non ha firmato l’accordo di pace proposto dall’Onu sostenendo, però, di essere «ancora coinvolti nel dialogo» ma di non comprendere «onestamente questa fretta a firmare l’intesa prima che tutte le parti siano d’accordo». Secondo fonti de «Il Tempo» un primo segnale di nervosismo da parte di Tripoli doveva cogliersi «già a gennaio quando fu sequestrato Ignazio Scaravilli», il medico catanese rilasciato a giugno. Ieri il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, durante l'audizione al Copasir ha escluso la pista degli scafisti parlando di un rapimento per soldi.

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