«Sarà molto peggio di Wikileaks, non c’è neanche paragone. Da un certo punto di vista la vicenda è comica perché adesso chiunque ha chiesto di entrare in un pc quando l’antivirus rileva il software svela anche il nome di chi lo ha fatto installare». Fabio Ghioni, l’hacker più famoso d'Italia e finito anche nella vicenda giudiziaria nota come lo scandalo Telecom-Sismi, relativo alle intercettazioni illegali scoppiato nel settembre 2006, spiega a Il Tempo quello che potrebbe esserci dietro l'hackeraggio subito dalla società italiana Hacking Team che produce software-spia usati da molti governi e agenzie segrete, tra cui anche quelle degli 007 italiani. Cosa può essere accaduto all’azienda milanese? «Se fosse una società normale si potrebbe attribuire quello che è successo al solito attacco di pirati informatici che bucano una rete, In questo caso, però, stiamo parlando di una società costruita su dati informatici per bucare le reti e quindi il loro prodotto principale era quello che viene chiamato un 'cavallo di Troia', cioè un piccolo software. Quando lavorare per la Telecom, ed erano appena nati, l'amministratore delegato è venuto da me a propormi i loro servizi quindi lo ho studiati abbastanza bene». E quindi? «Loro commercializzavano dei software che sono dei veri e propri virus che, probabilmente in accordo con le agenzie e con le compagnie che fanno antivirus, hanno fatto in modo che il loro software non venisse intercettato. Questo software, in teoria, dovrebbe consentire alla forze dell'ordine di intercettare tutto quello che veniva fatto su computer prima e smartphone per intercettare tutto, vuol dire posta elettronica, navigazione, memo vocali, note messaggi video, attivare da remoto il microfono o la videocamera, per un’intercettazione ambientale su dove si trova il soggetto vittima. Questo è quello che facevano. Se produci un software di questo tipo e lo vendi mi chiedo, e chiesi ai tempi all’ad che me lo propose, ma una volta che è installato poi come si fa a disinstallarlo?». E la risposta? «Praticamene questo software una volta istallato non si può più disinstallare. Nel 2005 la polizia postale fu la prima ad utilizzarlo. Inoltre, chi lo usa, indipendentemente da chi sia, ha la possibilità di spegnerlo e accenderlo quando vuole. Lo stanno vendendo a chiunque da dieci anni, quindi faccia il conto di quanti pc e telefoni in giro possano avere questo virus». Uno strumento un po’ al limite della legalità? «Non ho memoria di un decreto di un gip che abbia autorizzato questo software per intercettare delle comunicazioni. Ufficialmente si dice che viene utilizzato, ma l’evidenza che sia stato utilizzato non esiste. Nel caso in cui un pm o un gip lo abbia fatto si può giocare sull’ignoranza informatica del soggetto in questione, perché una volta installato non lo puoi più disinstallare, quindi formalmente quella macchina rimane con quel virus a vita e quindi potenzialmente può essere attivato in qualunque momento per qualunque ragione». Quali sviluppi prevede quindi in questa vicenda che ha dell'incredibile? «La cosa più comica è che tutti quelli che lo hanno installato nei propri dispositivi adesso, e che sono sotto indagine o sotto osservazione, quando l'antivirus lo trova scopriranno di essere indagati e questo vale per tutto il mondo, perché loro hanno venduto a tutti. Visto che questo software è paragonabile a un’arma deve essere tutelato, non puoi venderlo a paesi come la Cina. Quindi sarà bello poter assistere a quello che verrà fuori nei prossimi mesi, che da una parte farà ridere ma dall'altra è preoccupante». Perché dice preoccupante? Oltre alla divulgazione di dati segreti cosa altro può esserci di più grave. «Il software di Hacking Team poteva anche impiantare evidenze in un dispositivo, cioè accedere a un pc e se la persona è scomoda e uno lo vuole magari rovinare, per varie ragioni, o anche per un'operazione a buon fine, si possono mettere dati fasulli nei computer o telefoni». A livello nazionale si potrebbe chiedere se è stato fatto o non fatto per incriminare o ricattare qualcuno?Chi lo sa? «È verosimile che queste cose se sono successe verranno spiattellate in giro per capire su cosa lavorava l’Fbi o servizi segreti italiani. Inoltre l'azienda produttrice del software poteva accedere con maggior facilità rispetto ai clienti ai dati delle persone spiate prendendo una quantità di informazioni da vendere al mercato nero».
«Ora sarà molto peggio del furto di Wikileaks»
Parla Fabio Ghioni (ex Tiger Team di Telecom): "Il super esperto: in tanti ora tremeranno"
