L'India, avendo sottoscritto l'accordo internazionale previsto dall'Onu, non può opporsi alla richiesta di arbitrato, ma potrebbe assumere un profilo non particolarmente collaborativo nella formazione del collegio giudicante, composto da cinque membri. Quest'organo si configura con un membro indicato dall'Italia, uno di pertinenza dell'India (che in caso di mancata nomina, verrebbe indicato d'ufficio) e tre componenti indicati dall'organo indipendente delle Nazioni Unite. L'Italia, nella notifica scritta presentata a corredo della richiesta di arbitrato obbligatorio, ha presentato i dettagli che certificano come non sia possibile, allo stato e dopo le mediazioni espletate, risolvere bilateralmente la controversia. E in questo passaggio ha avuto un peso specifico il mancato decollo dei «change of view» con Nuova Delhi, silente o restia ad favorire uno sviluppo che tenesse conto della contestazione specifica da parte dell'Italia della giurisdizione indiana. Sullo sfondo ci sono anche due udienze in calendario in India: la prima è prevista davanti ad un tribunale ad hoc domani, e finora in casi simili si è proceduto ad un rinvio, mentre la seconda (riguardante l'utilizzo della polizia antiterrorismo nell'inchiesta) è fissata per il 14 luglio, davanti alla Corte Suprema a Delhi, a ventiquattro ore dalla scadenza del permesso per cure mediche concesso al fuciliere tarantino Massimiliano Latorre. Nella nota della Farnesina è indicata come puntuale richiesta quella di mantenere in Italia Latorre, dove sta facendo cure specifiche dopo esser stato colpito da un ictus, e il rinnovo della richiesta di rimpatrio per Salvatore Girone, dal marzo 2013 in India. In attesa di una risposta ufficiale del governo indiano, l'ultima presa di posizione del governo Modi è stata affidata al ministro degli Esteri Sushma Swaraj: «Abbiamo ripetutamente sollecitato - ha detto lo scorso 31 maggio, riaffermando la giurisdizione di Nuova Delhi nella vicenda - il governo italiano a unirsi al processo giudiziario in quanto il caso è sub judice. L'Italia non ha finora neppure partecipato al processo giudiziario. Se accetta di parteciparvi, la vicenda potrà avanzare». Nel limbo, infine, restano i due fucilieri italiani: sulla loro condizione potrebbe intervenire la richiesta del governo italiano di applicazione di misure cautelari (previste dalla convenzione delle Nazioni Unite), che consentirebbe a Latorre di proseguire le cure a Taranto e a Girone di lasciare l'India (per la stessa Italia o per un Paese terzo) in attesa del giudizio del tribunale arbitrario.
Nuova richiesta a Delhi: "Latorre resti in Italia"
Il 15 luglio scade il permesso per le cure. "Sta ancora male"
