Esteri

«La Libia è nostra, prendiamoci Roma»

Agghiacciante video dell’Isis: i miliziani con le bandiere dell’Italia Intelligence in allarme, filmato considerato molto preoccupante GUARDA IL VIDEO

La Libia non è lontana da Roma e l’espansione dello Stato islamico è solo una tappa prima di entrare nella Capitale. Il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi lancia l'ennesimo messaggio all'Italia. In un video di circa 15 minuti si rivolge direttamente al nostro Paese minacciando un’invasione a breve. Il lavoro della diplomazia internazionale non fermerà l'espansione dell'Isis che ha già inviato i suoi emissari in Italia. Fonti interne alla comunità islamica italiana, infatti, hanno segnalato a Il Tempo che in moschee periferiche, in occasione del Ramadan, sono giunti alcuni imam itineranti tra cui un libico dalla dubbia reputazione: «Ha un atteggiamento strano. Durante il sermone parla in un modo tranquillo, in privato però usa dei toni decisamente più accesi». Nel video pubblicato, come sempre in Rete, si vedono le bandiere italiane sventolare sulle navi durante gli anni del colonialismo, che vengono ricordati per sottolineare l'odio dei libici nei confronti dell’Italia. Il Califfato con la conquista di Roma «sta per compiere un'impresa epica» e tutti i libici sono invitati a tornare nel loro paese per «ristabilire la legge di Allah». Nel giorno dell'incontro a Milano tra il presidente francese Francois Hollande e il premier italiano Matteo Renzi, che sono tornati a parlare della necessità di creare un governo di unità nazionale in Libia anche per gestire i flussi migratori, l'Isis divulga in rete un video che suona come una risposta al lavoro della diplomazia internazionale: «Non è possibile fermare l'espansione del Califfato in Libia perché i musulmani del paese sono con lo Stato islamico». Nel filmato, poi, gli jihadisti si rivolgono proprio all'Italia partendo dagli anni del colonialismo in Libia e ripercorrendo le tappe della liberazione. I mujaheddin hanno già combattuto contro i miscredenti italiani, spiega la voce narrante, e non temono di rifarlo. Il tentativo del'Occidente di stabilire nel Paese un governo «apostata» è votato al fallimento perché i musulmani stanno con lo Stato islamico. Una lunga propaganda, una sorta di documento politico, in cui gli jihadisti si rivolgono ai fedeli musulmani spiegando quanto sia ingannevole il progetto dell'Occidente che nel suo intento non ha quello di favorire il benessere in Libia, bensì di tornare ad occupare il Paese in un'altra forma. Tutto questo, spiega il filmato, impedendo l'applicazione della shari'a, la legge di Dio. Anche lo stesso Gheddafi, che compare nelle immagini, viene definito un miscredente che aveva legami con l'Occidente e che, in tal modo, avrebbe facilitato una colonizzazione continua. Con la sua caduta, spiegano ancora gli jihadisti, il popolo libico ha nutrito la speranza di un futuro migliore, ma questo tempo non è ancora arrivato perché ci sono altri passaggi da compiere. La «nuova era» per la Libia, dunque, è l'avvento dello Stato islamico che ha conquistato posizioni e città importanti, come Derna e Bengasi, dove da parte della popolazione ci sarebbe una maggiore richiesta di applicazione della shari'a. «Questo è un diritto del popolo musulmano ma i miscredenti non vogliono accettarlo e cercano la rivolta all'interno dell'Islam», spinge ancora la voce narrante. Insomma, un vero e proprio manifesto del Califfato che attacca anche i governi di Tripoli e Tobruk, il secondo considerato composto da miscredenti perché riconosciuto dalla comunità internazionale. Anche il tentativo di aprire una trattativa con tutte le tribù e le katiba non è andato a buon fine, dicono, perché le alleanze sono state già fatte con gli jiahdisti. La prova è l'incontro fissato per maggio che molti capi tribù hanno disertato. In quella sede, con la presenza anche dei Fratelli musulmani, si è cercato di riunire intorno ad un tavolo i due governi e le numerose realtà che compongono il Paese. Un tentavo fallito che, forse, potrebbe avere un seguito con la proposta della formazione di una sorta di grande Assemblea governativa i cui tutti possono avere voce in capitolo nella gestione del Paese. Un progetto ambizioso, che però stenta a decollare. Lo stesso ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, all'indomani di un incontro trilaterale a Il Cairo con Egitto e Algeria, risalente ai primi di giugno, ha fatto sapere che «ci sono alcuni margini possibili di successo» nel dialogo tra le opposte fazioni, mediato dall'Onu, per la formazione di un governo di unità nazionale. Il titolare della Farnesina, sempre dall'Egitto, ha dichiarato: «Credo che ci sia la consapevolezza da parte di tutti che il tempo non è illimitato e che nel giro delle prossime due settimane ci si gioca molte delle possibilità di raggiungere un'intesa». Le due settimane sono passate, Il Ramadan (altro termine entro il quale qualcosa andava fatto), è iniziato e in Libia nulla è cambiato. La polveriera aumenta il suo potenziale esplosivo e molte zone del Paese sono in mano all'Isis. Oltre a Derna e Bengasi, infatti, gli jihadisti sono arrivati alla «mezza luna petrolifera» e tra le province ufficialmente in mano allo Stato islamico ci sono anche Tarabulus, al Barqah e la regione del Fezzan. Un'estensione pericolosissima, che rende difficile ogni possibilità di stabilizzazione con la diplomazia e che consente all'Isis di avere in mano il Paese al punto tale da garantire in Libia la protezione a Jihadi John. Il boia, 26enne londinese, autore di numerosi sgozzamenti filmati e divulgati in Rete, secondo gli 007 americani, per cercare riparo dopo che la sua identità è stata svelata, è stato in Libia diversi giorni. Il 18 maggio scorso, inoltre, proprio a Il Cairo si è svolto un incontro tra i capi di Stato Maggiore di sette Paesi arabi (una sorta di Nato sunnita). Se non si dovesse arrivare ad un dialogo tra le opposte fazioni, spiegano fonti de Il Tempo, l'opzione nel cassetto sarebbe quella di un intervento militare egiziano in Libia con l'appoggio anche dell'Italia.

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