CITTÀ DEL VATICANO A processo per pedofilia l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana. Monsignor Jozef Wesolowski è stato rinviato a giudizio dal presidente del Tribunale del Vaticano Giuseppe Dalla Torre che ha accolto la richiesta avanzata dal promotore di giustizia della Santa Sede. Il processo inizierà l’11 luglio prossimo. All’alto prelato, come ha spiegato il portavoce del Vaticano padre Federico Lombardi, saranno contestati «reati commessi sia nel periodo trascorso nella Repubblica Dominicana nei cinque anni in cui ha ricoperto l’ufficio di nunzio apostolico a Santo Domingo e di delegato apostolico a Porto Rico, dal 24 gennaio del 2008 al 21 agosto del 2013, data delle dimissioni; sia durante il soggiorno a Roma dall’agosto del 2013 al 22 settembre del 2014, momento dell’arresto». Nel computer che monsignor Wesolowski aveva a disposizione nella Casa del Clero in via della Scrofa è stato trovato materiale pedopornografico. Un reato come disposto dalla legge VIII del 2013 introdotta da Papa Francesco. Che, sulle questioni della pedofilia nell’ambito della Chiesa, ha voluto seguire la severa linea tracciata dal predecessore Joseph Ratzinger, inasprendo in alcuni casi le pene. Per il periodo precedente, «il quadro d’accusa si basa sul materiale probatorio trasmesso dall’autorità giudiziaria di Santo Domingo riguardo abusi sessuali su minori». Ora, l’insieme delle accuse passa al vaglio del Tribunale del Vaticano che «potrà disporre, per il definitivo accertamento dei fatti, sia di perizie tecniche sugli apparati informatici utilizzati dall’imputato, sia eventualmente di forme di cooperazione giudiziale internazionale per la valutazione delle prove testimoniali provenienti dalle competenti autorità dominicane», attraverso le procedure previste per le rogatorie internazionali. Si tratta di «una procedura delicata e articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio effettuare i più attenti riscontri e approfondimenti». Il reato di «abuso d’ufficio episcopale» viene ora ridefinito ma, ha precisato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, «ci sono già nel Codice di Diritto Canonico gli agganci per questo, non è che nasce dal nulla. Qui viene definita una procedura con cui affrontare questi casi». Parole che lasciano capire che le denunce saranno accolte anche per gli inadeguati comportamenti (dei vescovi) precedenti alla data di oggi. Ed è significativo che il parere della «commissione dei nove» in merito alla svolta è stato unanime, cioè ha votato a favore dei processi per abuso d’ufficio episcopale anche il cardinale australiano George Pell, prefetto della Segreteria Economica ma in passato arcivescovo di Melbourne e Sydney e in questa veste attualmente in attesa di essere ascoltato dalla Commissione del Governo Australiano perché accusato lui stesso di aver gestito in modo inadeguato i casi di abuso sessuale. Intanto Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi statunitense di Minneapolis presentata da monsignor John Clayton Nienstedt, accusato di aver coperto abusi sessuali su minori commessi da un sacerdote. Identica decisione per il vescovo ausiliare Lee Anthony Piché. Il Pontefice ha nominato amministratore apostolico della sede vacante monsignor Bernard Anthony Hebda, arcivescovo coadiutore di Newark.
Monsignore a processo per pedofilia
Jozef Wesolowski, ex nunzio a Santo Domingo, rinviato a giudizio Papa Francesco commissaria la diocesi di Minneapolis per «reati sessuali»
