Esteri

Kerry a Baghdad

Continua l'avanzata degli jihadisti. Decapitati centinaia di soldati iracheni

In Iraq prosegue senza soste l'avanzata degli jihadisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), sostenuti dalle milizie tribali. Centinaia di soldati sono stati decapitati e impiccati a Salahaddin, Ninive, Dilaya, Kirkuk e nelle zone dove si trovano gli jihadisti. Ormai il fronte estremista sunnita controlla gran parte della frontiera occidentale con la Siria e la Giordania e ora minaccia di lasciare al buio ampie zone del Paese. I guerriglieri stanno infatti tentando di prendere il controllo della diga di Haditha, sul fiume Eufrate, che alimenta la seconda centrale idroelettrica del Paese. A Baghdad è arrivato il segretario di Stato americano, John Kerry, per incontrare il premier sciita Nuri al Maliki. Il capo della diplomazia americana "discuterà sulle azioni americane per assistere l'Iraq nel fronteggiare l'avanzata dell'Isil e chiederà ai leader iracheni di formare al piu' presto un governo" di unità nazionale, ha riferito la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jen Psaki. Gli jihadisti hanno consolidato il controllo di ampie zone nel nord e nell'ovest dell'Iraq e hanno conquistato l'aeroporto di Tal Afar, dopo aver preso le città di Rawa e Ana. Nell'ovest l'unico valico di frontiera con la Giordania è finito nelle mani dei miliziani, dopo che le truppe irachene si sono completamente ritirate. Le autorità di Amman hanno disposto la chiusura della frontiera con l'Iraq. Intanto, almeno 69 detenuti iracheni sono rimasti uccisi in un attacco di miliziani al convoglio che li trasportava a sud di Baghdad. L'agguato è avvenuto a sud di Hilla, il capoluogo della provincia di Babel e nella sparatoria sono rimasti uccisi anche un poliziotto e otto miliziani sunniti. I detenuti erano stati prelevati dal carcere di Qauat al Akrab, nella provincia di Babel, in cui sono rinchiusi per lo piu' terroristi, per essere trasferiti nel penitenziario di Al Qasem. Alla luce dell'offensiva jihadista nel nord del Paese, il Kuwait ha richiamato l'ambasciatore per motivi di sicurezza. Intanto, i politici iracheni hanno rivolto nuovi appelli al premier Maliki per la formazione di un nuovo governo di unita' nazionale. Una richiesta in questo senso è stata avanzata dall'ex premier sunnita, Iyad Allawi, il quale si è detto contrario all'eventualità che Maliki guidi l'esecutivo per la terza volta. Per Allawi infatti "al Maliki è responsabile dello scontro settario in corso nel Paese". Anche lo sciita Jaafar Mohammed, figlio del fondato del partito islamico di al Dawa, ha affermato che "quanto accade in Iraq e conseguenza di una politica sbagliata".

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