Una dopo l'altra sono cadute nelle mani dei miliziani dello Stato Islamico (Isil) le principali citta del nord dell'Iraq. L'avanzata dei jihadisti sembra inarrestabile e ormai il conflitto è arrivato alle porte di Baghdad come dimostrano le notizie di combattimenti in corso vicino Baquba, ovvero 50 chilometri a nord della capitale. Tra i protagonisti della contesa che rischia di far saltare gli equilibri geopolitici dell'area c'è appunto l'Isil. Lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante. È una formazione jihadista guidata Abu Bakr al-Baghdadi, l'astro nascente del terrorismo globale definito da alcuni esperti il vero erede di Osama Bin Laden. Tra le sue fila militano oltre 10mila estremisti ben armati e addestrati. Può contare, inoltre, su potenziali rinforzi dalla Siria e sugli aiuti economici provenienti dagli stessi network segreti del mondo arabo che finanziavano al-Qaeda. Dopo la conquista di Mosul è diventato chiaro il suo obiettivo: costruire un emirato islamico tra la Siria e l'Iraq. Si oppone a questa forza l'esercito iracheno. La sua immagine è stata fatta a pezzi dall'assalto dell'Isil a Mosul. Le immagini dei soldati in fuga senza combattere hanno fatto il giro del mondo e scatenato la reazione del primo ministro Nuri al-Maliki che ha promesso il pugno di ferro contro i disertori e promosso la creazione di milizie popolari. L'azione improvvisa dell'Isil ha messo in risalto la scarsa organizzazione delle forze armate irachene. A nord ci sono i curdi. Il governo semi-autonomo del Kurdistan ha messo in campo il suo esercito di peshmerga per arginare l'avanzata dei jihadisti. I combattenti curdi sembrano al momento gli unici in grado di resistere all'Isil come dimostra quanto accaduto a Kirkuk. I peshmerga hanno blindati e pezzi di artiglieria e sono ritenuti decisivi per la riconquista di Mosul. Al Maliki, leader della coalizione sciita, è al governo ininterrottamente dal 2006, avendo rivinto le elezioni parlamentari che si sono svolte in primavera. È accusato di aver marginalizzato la corrente sunnita dalla vita politica del paese. Il risultato di questa politica è stata una recrudescenza delle violenze nel paese ai livelli del 2007. Può contare sul suo alleato iraniano che, secondo il Wsj, ha già dispiegato due battaglioni sul campo. Il governo di Ankara ha minacciato una «durissima rappresaglia» contro l'Isil se sarà messa in pericolo la vita degli 80 cittadini turchi presi in ostaggio tra il 10 e l'11 giugno dalla formazione jihadista. Nelle mani dell'Isil si trovano 49 persone rapite in un assalto al consolato di Mosul e 31 camionisti. Ieri Ankara ha smentito l'ipotesi di voler autorizzare l'esercito a condurre operazioni militari oltre il confine in Iraq. Il presidente iraniano Hassan Rohanni ha assicurato che Teheran combatterà il terrorismo degli estremisti sunniti dell'Isil. Secondo il Wsj, due battaglioni della brigata al-Quds, le forze speciali dei pasdaran iraniani, sono già stati dispiegati nel nord dell'Iraq. Teheran non farà mancare il suo aiuto al governo alleato di al-Maliki.
Iraq, gli integralisti marciano verso Baghdad
Le forze dell'Isil hanno occupato gran parte del nord del paese. A contrastarli un esercito debole e 2 battaglioni di pasdaran iraniani LEGGI ANCHE L'Isis e il sogno del Grande Califfato
