Esteri

L'appello per Gaza

Manca un giorno dalla preghiera a cui parteciperanno in Vaticano il presidente Abbas e Peres

Un appello per i palestinesi di Gaza, per una questione di umanità e a prescindere da ogni presa di posizione politica. È quanto si aspetta da papa Francesco Israa al-Mudallal, ex portavoce del governo di Hamas nella Striscia di Gaza e oggi responsabile delle relazioni esterne per il governo di unità. A un giorno dalla preghiera che il pontefice terrà a Roma con il presidente palestinese Mahmoud Abbas e con quello israeliano Shimon Peres, la giovane esponente di Hamas chiede al papa e al mondo intero di «ricordare che i palestinesi sono esseri umani, che subiscono ogni giorno, soprattutto a Gaza, violazioni dei loro diritti e una vera e propria apartheid». E denuncia che, a suo parere, nulla potrà cambiare fino a quando il governo israeliano sarà guidato da «chi non vuole uno Stato palestinese». Per la Mudallal, la recente visita del papa in Terra Santa ha «portato speranza ai palestinesi», che tuttavia «continuano a vedere violati i loro diritti, a subire un'occupazione ingiusta, a vedere limitata la loro libertà di muoversi, di professare la loro religione, di visitare i loro luoghi sacri». Per questo la Mudallal, pur consapevole che il pontefice non potrà addentrarsi in questioni politiche con i suoi due ospiti, si dice certa che Francesco «conosce e capisce la situazione in Medio Oriente» e gli chiede quindi di «esprimere la sua solidarietà per i palestinesi che soffrono, di ascoltare i bambini e le donne che vogliono vivere in pace e in uno stato libero e indipendente». Dal suo nuovo ruolo di rappresentante di un governo di unità e non più di quello di Hamas, la Mudallal usa toni più moderati del solito rispetto alla situazione mediorientale, ma non esita a definire «inutile ogni negoziato» con Israele, «finchè ci sarà al governo Benjamin Netanyahu, che non vuole la creazione di uno Stato palestinese» e anche in occasione della recente visita del papa «non ha lanciato alcun messaggio positivo in tal senso». «Israele non riconosce il governo di unità - continua - perchè è appoggiato da Hamas, ma ignora che questo non è il governo di Hamas e non è un governo politico, ma un esecutivo indipendente incaricato di affrontare soprattutto questioni economiche e sociali». Lo Stato ebraico «annuncia la costruzione di un numero impressionante di nuovi insediamenti - accusa la Mudallal - non rilascia i detenuti palestinesi come invece si era impegnato a fare, non permette ai ministri del nuovo governo di viaggiare da Gaza a Ramallah per prestare giuramento». «Tutto questo rende evidente che i negoziati sono inutili», dice, pur ribadendo che, accettando di far parte di un governo di unità con la fazione Fatah di Abu Mazen, Hamas ha anche «accettato e riconosciuto la volontà del presidente dell'Anp di non chiudere i negoziati». «Non diciamo 'nò ai negoziati - prosegue - ma Israele deve rispettare le risoluzioni Onu, gli accordi internazionali e il diritto». Solo allora, conclude, «si potrà parlare di un processo di pace autentico».

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