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Autostrade, caos concessioni. La lettera al governo: 25 miliardi di penale

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L'esecutivo replica: minacce inaccettabili

Davide Di Santo
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Le ultime novità sul fronte concessioni fanno tremare Atlantia in Borsa. I ribassi del titolo in giornata si spingono fino oltre il 4%, per poi assestarsi in chiusura a -4,85%% a 21 euro. Le vendite riflettono lo scontro tra la società che controlla Autostrade per l'Italia e il governo dopo le norme inserite nel decreto Milleproroghe in materia di concessioni autostradali. Norme che Atlantia ha definito incostituzionali e contrarie alle leggi europee. Oltre agli investitori, le preoccupazioni coivolgono anche gli analisti, con Equita che taglia il target price del 5%. E sul tema interviene la Corte dei Conti, chiedendo di trovare un equilibrio tra profitto e interesse pubblico. Per approfondire leggi anche: Il casus belli: autostrade all'Anas in caso di ritiro delle concessioni In un comunicato diffuso ieri, Autostrade fa sapere di aver "appreso" che il Consiglio dei Ministri avrebbe approvato il 21 dicembre "con la formula salvo intese" - quindi ancora modificabile - "delle disposizioni in materia di concessioni autostradali finalizzate, tra l'altro, a modificare ex lege alcune clausole della vigente Convenzione Unica di Autostrade per l'Italia (a suo tempo approvata con legge) in ordine alla revoca, decadenza o risoluzione meglio specificate nella bozza di decreto legge". Anche se il testo del decreto non è ancora definitivo - le Camere dovrebbero convertirlo in legge dopo la pausa di Natale - Autostrade ritiene che presenti "rilevanti profili di incostituzionalità e contrarietà a norme europee". Per questo "sta valutando ogni iniziativa" volta alla tutela dei propri diritti, in termini di "legittimità costituzionale e comunitaria". La Corte dei Conti invoca un maggior bilanciamento tra interessi pubblici e privati. Nella relazione su 'Le concessioni autostradali', indica la necessità "individuare il punto di equilibrio tra remunerazione del capitale e tutela degli interessi pubblici e dei consumatori" e a "superare le inefficienze riscontrate, "quali l'irrazionalità degli ambiti delle tratte, dei modelli tariffari, di molte clausole contrattuali particolarmente vantaggiose per le parti private, gli investimenti in diminuzione o sottodimensionati con possibili extraprofitti, la lunghezza delle procedure dopo la scadenza delle vecchie convenzioni".A spaventare gli investitori non è solo l'ipotesi della revoca della concessione autostradale alla società, ma anche la possibilità che Atlantia debba subire un taglio netto dell'eventuale indennizzo - stimato intorno ai 23-25 miliardi - che incasserebbe in caso di revoca. L'articolo 33 del Milleproroghe, spiega Equita in una nota, prevederebbe "un indennizzo pari al solo valore delle opere realizzate al netto degli ammortamenti e di eventuali costi/penali" in caso di revoca non per inadempimento del gestore. In caso contrario "andrà detratto anche il risarcimento danni". Viste le prospettive incerte, il giudizio di Equita non può non essere "improntato a una maggiore cautela. "Se confermato - commenta - l'articolo 33 sarebbe molto negativo". Equita taglia così il target price su Atlantia del 5%, a 23,6 euro, rispetto alla chiusura dell'azione a Piazza Affari la scorsa settimana, a 22,07 euro. Sull'attenti anche gli analisti di Banca Akros (gruppo Bpm): "Questa è sicuramente una cattiva notizia. Non è chiaro come il decreto influenzerà le trattative tra il governo italiano e Atlantia". I rischi "di una lunga battaglia legale" potrebbero tuttavia portare ancora "a un accordo sul contenzioso", dunque a un patteggiamento", sottolineano gli analisti di Akros. Minaccia "inaccettabile". Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, secondo quanto riferisce Repubblica.it, ha commentato la lettera di Autostrade per l'Italia inviata al Governo, in cui la società del gruppo Atlantia minaccia di risolvere il contratto dando l'avvio alla richiesta di un maxi-risarcimento da 23 miliardi di euro. 

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