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Geronzi spinge sull'edilizia sociale

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Appuntamentoinsolito ma destinato probabilmente a diventare ordinario quello che si è svolto ieri a Piazza Venezia a Roma. In una delle sedi storiche delle Generali, il presidente Cesare Geronzi, ha infatti tenuto il comitato esecutivo della compagnia triestina. La riunione che si è prolungata per un paio di ore, ha riesaminato la questione della partecipazione al fondo per l'edilizia sociale, o di «Social Housing», promosso dalla Cassa depositi e prestiti e ha dato un mandato al riguardo al group Ceo Giovanni Perissinotto di esplorare, in tempi brevi, le modalità con le quali aderire al progetto. La riunione ha per il resto affrontato temi di carattere ordinario. Questo quanto è emerso da fonti finanziarie. La tradizionale riservatezza delle riunioni della compagnia del Leone non ha fatto trapelare altre indiscrezioni. Ma resta un forte segnale quello che dato della scelta della location, Roma appunto, per una decisione legate non solo a movimenti della galassia finanziaria del nord ma a scelte che hanno il supporto del governo e di grandi attori economici, come la Cdp, che nella Capitale politica trova il suo impulso strategico. Una scelta, quella di spostare pezzi di decisioni che coinvolgono la compagnia a Roma, preceduta da forti mal di pancia da quella parte dei soci che considera il radicamento a Trieste un dato non modificabile. Eppure qualcosa sembra essere definitivamente cambiato nella strategia di Generali. La forte presenza nel capitale sociale di esponenti della finanza romana come Francesco Gaetano Caltagirone (con la benedizione del francese Bollorè) spostano una parte del peso decisionale verso Roma. Non solo. L'arrivo dell'ex presidente di Unicredit-Capitalia a Trieste è stato interpretato inizialmente come un tentativo di smobilizzare l'enorme patrimonializzazione delle Generali creando flussi finanziari da immettere nel ciclo degli investimenti del sistema Italia. Una previsione che, almeno nel caso del dossier sul piano di edilizia sociale, va proprio in questo senso. Generali più nell'orbita del potere romano piuttosto che racchiuse nelle mura triestine. Piazza Venezia, insomma, rischia di trasformarsi nel crocevia dei grandi business italiani.

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