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Le Borse europee di nuovo a picco In fumo 207 miliardi

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Così è stato ieri in Borsa. Il timore di una recessione mondiale che inevitabilmente taglierà i risultati delle aziende ha affondato di nuovo le Borse mondiali. Dopo la chiusura negativa dell'Asia e del Pacifico, anche l'Europa ha segnato il passo, mentre a Wall Street gli indici si sono mantenunti in territorio negativo per buona parte della seduta. Il pessimismo è partito dall'Asia. Tokyo ha lasciato sul campo il 3%, Hong Kong il 4,7% e Sidney il 3,5%, mentre Londra ha perso il 3,5% e Francoforte il 5,2%. Il timore degli investitori è che i risultati di fine anno, previsti in forte contrazione, siano la conferma di un persistere di una pesante crisi economica anche nel 2009. Nel Vecchio Continente hanno sofferto soprattutto i titoli bancari (-7,1% l'indice di settore), le materie prime (-6,8%), dopo il calo delle quotazioni sottostanti e i tecnologici (-6,2%). Così alla fine della giornata le borse europee hanno presentato un conto salato: 207 miliardi di capitalizzazione. Il listino milanese ha chiuso la seduta, peggiore tra le Borse europee (tutte pesanti sui timori di una gelata generalizzata dei profitti), con il Mibtel in calo del 5,13% a 16.197 punti e lo S&P/Mib del 6,2% a 20.709, bruciando 22,3 miliardi di capitalizzazione. La mossa di Intesa che ha congelato il dividendo ha riacceso i timori degli investitori sulla solidità del sistema italiano rispetto ai concorrenti europei, molti dei quali hanno già portato a termine aumenti di capitale anche con il sostegno dello Stato. Anche Unicredit, che diffonderà i risultati oggi è stata risucchiata nel vortice delle vendite (-11% a 1,86). E molto male sono andati anche il Banco Popolare (-5,43% a 8,7) e la collagata Italease (4,38% a 3,66). Mentre, nella Caporetto generale, se l'è cavata la Popolare di Milano (-2,31% a 4,6). «La paura è che nessuno paghi più i dividendi» ha commentato un operatore. E tra gli analisti si fa notare che se anche il Santander, una delle banche che meglio si è comportata nella crisi finanziariua internazionale, ha deciso di procedere a un aumento di capitale, nessuno può sentirsi al sicuro. «Al di là degli indici patrimoniali, tutto dipende in ogni caso» spiega un analista «dalla qualità degli attivi». Male sono comunque andati tutti i comparti con Finmeccanica (6,7% a 8,96), Fiat (-5,99% a 5,8) Bulgari (-5,78% 5,54). Tra i big non si è salvato nessuno: Generali ha perso il 4,7%, Eni il 5,05%, Telecom il 2,22%.

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