La Bce non si muove. Tassi al 4,25%
Il presidente Jean Claude Trichet non ha voluto dare dolori ai debitori di prestiti tasso variabile. Almeno sotto l'ombrellone. Così ha lasciato il parametro di riferimento al 4,25%. Nessun rincaro dunque ma nemmeno un taglio. Una posizione destinata a durare almeno fino a settembre: allora si tireranno le somme, si guarderà al prezzo del barile e soprattutto a come l'economia di Eurolandia avrà attraversato il terremoto estivo. Qualche operatore si è lanciato nella previsione di un calo dei tassi nel 2009. Tutto dipenderà dai prezzi delle materie prime e da come Europa e Usa, riusciranno a tirarsi fuori dalle secche della stagnazione. Per ora chi scommetteva sull'ipotesi di un altro rialzo del costo del denaro sta tornando sui suoi passi. Insomma la Bce è in attesa, Trichet lo ha detto chiaramente: «La politica monetaria sta contribuendo a conseguire gli obiettivi, e non abbiamo alcuna inclinazione». E lo ha fatto dopo aver difeso con forza la decisione di aumentare i tassi di un quarto di punto a luglio, proprio quando la crescita di Eurolandia affronta un forte vento contrario: «le informazioni disponibili dopo l'ultimo consiglio - ha detto il banchiere francese riferendosi al tasso d'inflazione balzato proprio a luglio al record del 4,1% - hanno ulteriormente corroborato il ragionamento che ha suggerito di alzare i tassi». Perché - ha spiegato - l'andamento dei prezzi è «preoccupante» e «il tasso d'inflazione probabilmente rimarrà ben al di sopra dei livelli coerenti con la stabilità dei prezzi per un bel pò, con un rallentamento soltanto nel 2009». E d'altra parte «abbiamo un solo ago nella nostra bussola», e cioè l'inflazione. Parole che non lasciano intravedere un taglio dei tassi almeno fino a fine anno. Ma neanche una nuova stretta, che rischierebbe di strozzare la crescita dei Quindici. Le fosche prospettive di crescita di Eurolandia, evocate da Trichet, sembrano mettere la pietra sopra a nuovi rialzi dei tassi, con la Germania - la locomotiva della crescita europea - a rischio recessione dopo i pessimi dati sugli ordini industriali. I mercati si sono mossi: l'euro è ridisceso sotto 1,54 dollari, i futures sui tassi Euribor sono scesi e quelli sull'Eonia hanno cancellato d'un colpo solo le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi quest'anno.
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