Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Tassi d'interesse, banche centrali pronte al rialzo

default_image

L'inflazione torna a ruggire per il caro greggio e le autorità monetarie preparano una stretta

  • a
  • a
  • a

Nel mondo crescono i segnali di una ripresa dell'inflazione con prezzi in continuo aumento spinti anche dal caro greggio. I banchieri centrali sono pronti a prendere le contromisure. E il rialzo dei saggi di interesse è nell'aria anche dalle parti di Eurotower. Per ora solo un presagio. Ma le parole del governatore della Bce, Jean Claude Trichet, ieri alla conclusione del G20 in Cina non lasciano spazio ai dubbi sulle sue intenzioni. «Non escludo che l'inflazione l'anno prossimo possa superare il 2% ha sottolineato il numero uno della Bce. Per ora non si tocca nulla. Trichet ha, infatti, ribadito che i tassi di interesse nella zona euro «restano ancora appropriati», ma i rischi di una ripresa del costo della vita sono legati al caro-petrolio. E nel caso che la corsa del greggio cominciasse a ripercuotersi in maniera evidente sui prezzi europei non ci sarebbe nessun tentennamento da parte di Francoforte a muovere all'insù i tassi. Quella che si affaccia all'orizzonte, osserva Bruce Kasman, economista di Jp Morgan, potrebbe essere «la prima stretta monetaria globale» dal 1988-89. E man mano che si sussueguono nel mondo i segnali di aumento delle pressioni inflazionistiche le banche centrali stanno segnalando che l'era del credito facile (tassi d'interesse a livelli bassi) sta per finire. Le implicazioni per i mercati e per l'economia mondiale sono significative: gli investitori potrebbero fare marcia indietro dagli asset più rischiosi e la svolta potrebbe mettere fine al boom del mercato immobiliare. Una recessione appare improbabile secondo gli esperti ma non può essere del tutto esclusa dal momento che le banca centrali del mondo sembrano determinate ad aumentare i tassi d'interesse tanto quanto necessario a tenere bassa l'inflazione. Proprio questa settimana il governatore della Banca centrale del Giappone, Toshihiko Fukui, ha affermato che Bank of Japan (BOJ) all'inizio del prossimo anno potrebbe porre fine alla sua politica monetaria ultra-espansiva I tassi d'interesse giapponesi, ora a zero, potrebbero quindi iniziare a salire a partire dal 2006 quando probabilmente sarà stato finalmente debellato il fardello della deflazione. Sempre nei giorni scorsi, la Banca centrale Europea ha accennato alla possibilità di avviare a breve una stretta monetaria nella zona euro, dove i tassi sono fermi da due anni al 2%. La Federal Reserve Usa ha invece iniziato ad aumentare il costo del denaro 15 mesi fa ma non sembra avere intenzione di fermarsi. Nelle minute della riunione del 20 settembre scorso è emerso infatti che la banca centrale Usa ha intezione di proseguire su questa strada. I tassi attualmente si attestano al 3,75%. I banchieri centrali del Giappone e dell'Europa fin qui si sono limitati soltanto a parlare della possibilità di un rialzo dei tassi ma non hanno ancora agito. Un'inversione di rotta dei prezzi petroliferi o una nuova contrazione dell'economia potrebbe spingere gli istituti di credito di questi paesi ad aspettare ancora. La semplice aspettativa di una stretta monetaria ha già spinto molti investitori a diminuire l'appetito per il rischio. L'indice Dow Jones della borsa americana ha perso oltre il 4% da metà settembre, mentre il Dow Jones World Stock Index, esclusi gli Usa, ha ceduto il 2%. Stando al Fondo Monetario Internazionale, l'inflazione nei paesi avanzati è scesa dal 5,1% del 1990 al 2,2%. Nel mondo nel suo complesso è invece piombata dal 26% al 4%. Il Fmi prevede inoltre che i due dati scenderanno ulteriormente nel 2006. Nonostante ciò, fa notare Raghuram Rajan, capo economista del Fondo, «le banche centrali temono di perdere la credibilità conquistata in tanti anni».

Dai blog