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di FRANCESCO FUSCO "NONOSTANTE l'aumento del prezzo della benzina il tasso d'inflazione è stabile".

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A proposito del carburante, che negli ultimi giorni ha fatto registrare un incremento dei prezzi alla pompa superiore al cinque per cento e continua a salire, Marzano ha aggiunto:"Stiamo studiando un meccanismo sulle accise che possa stabilizzare il prezzo, ma siamo ancora alla fase di studio, non è stato ancora deciso niente". L'inflazione infatti secondo le rilevazioni Istat ad aprile si è fermato al 2,3%. La preoccupazione degli economisti è tuttavia rivolta verso la borsa elettrica, che trae dal petrolio la maggior parte delle fonti di produzione. L'aumento del prezzo del greggio, che ha toccato a New York il livello record di 41,50 dollari al barile inciderà notevolmente sulla produzione di energia e a cascata sulle tariffe. Per il sottosegretario alle Attività Produttive, Giovanni Dell'Elce ci potrebbero essere rincari per la bolletta della luce dell'1,2%. Ma c'è anche chi spera che la situazione possa mutare. "Si tratta di una situazione passeggera, destinata a rientrare, per tutta una serie di motivi". E' questo in sintesi il pensiero di Pasqale De Vita, Presidente dal 1995 dell'Unione Petrolifera, e la cui esperienza si è fomata prima in Ip e poi in Agip Petroli di cui è stato presidente fino al 1996." Nella stessa organizzazione dei paesi produttori (leggi: Opec ,n.d.r.) si ha la percezione che l'attuale livello delle quotazioni possa costituire un doppio pericolo, perché potrebbe compromettere la ripresa economica mondiale, soprattutto quella europea che stenta a decollare, e creare un fenomeno analogo a quelli del 1973 e del 1979 che spinsero i vari Paesi al risparmio e alla conversione verso altre fonti energetiche diminuendo la loro dipendenza da petrolio". Un aspetto strategico quindi starebbe alla base dell'invito rivolto agli altri membri dell'Opec dall'Arabia saudita,. Se ne discuterà ufficialmente il 3 giugno a Beirut, ma non è detto che qualche paese che già sfora le proprie quote di produzione non si adegui immediatamente. E il prezzo di 41,50 dollari al barile? " Dovrebbe rientrare prima o poi, anche se è difficile dire di quanto e quando, vista la situazione geopolitica e l'aumento di domanda energetica. Ma " nell'ultimo anno e mezzo i Paesi dell'area dell'Euro - constata De Vita - sono stati avvantaggiati dall'apprezzamento della moneta unica sul dollaro, visto che oggi paghiamo 31 euro al barile contro i 37 che sarebbe costato con il rapporto di cambio di fine 2002".

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