Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Inflazione al 2,7%, consumatori all'attacco

default_image

Per le associazioni è volata al 7%. I sindacati: più controlli e recupero del potere d'acquisto dei salari

  • a
  • a
  • a

A dare ufficialità a un dato ampiamente previsto è stata ieri l'Istat, che ha anche confermato l'andamento di dicembre, con un tasso tendenziale al 2,5% e un aumento mensile dei prezzi dello 0,1%. Cifre contro cui, ancora una volta, scendono sul piede di guerra i consumatori, convinti che l'inflazione vera sia addirittura superiore al 7%. E che preoccupano i sindacati, tornati a chiedere controllo dei prezzi e recupero del potere d'acquisto dei salari. L'inflazione, dunque, a dicembre non ha innestato la retromarcia sperata e, complice l'aumento delle sigarette, è rimasta stabile rispetto al mese precedente. Sull'intero anno, oltre tutto, si registra un aumento del 2,7%, che fa tornare il carovita al livello del 2001 e colloca l'Italia ancora una volta al top in Europa. A pesare sul risultato annuo è stato il capitolo bevande alcoliche e tabacchi, cresciuto in un anno del 6,9%. Aumenti superiori al 3% si registrano anche nel comparto alberghi, ristoranti e bar (+3,9%), nel capitolo casa (+3,3%) e in quello dei prodotti alimentari (+3,1%), che per tutto l'anno hanno messo a dura prova il borsellino dei consumatori italiani e così, secondo l'istituto, «falsato» la percezione dell'andamento del carovita. L'Istat, infatti, è voluta intervenire sulle polemiche relative all'inflazione percepita, scorporando dal dato generale quello relativo ai beni di largo consumo, vale a dire alimentari e prodotti per la casa o la persona. Si tratta, in buona sostanza, degli acquisti fatti ogni giorno al mercato e al supermercato e che contribuiscono in maniera determinante a creare una sensazione di aumento dei prezzi diversa da quella che si verifica realmente. E infatti, secondo l'Istat, i beni di largo consumo sono aumentati a dicembre del 3,7% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, con un incremento annuo del 2,9%. Quelli non di largo consumo (dalle automobili ai frigoriferi), invece, nel dicembre 2003 sono cresciuti appena dell'1,5%, vale a dire 2,2 punti in meno. Nell'intero anno, invece, la differenza tra i due grandi comparti si limita a 0,8 punti. Ma, nonostante i calcoli sull'inflazione percepita, cavallo di battaglia dei detrattori dell'Istat per tutto l'anno appena trascorso, i consumatori non sotterrano l'ascia di guerra. L'Intesa dei consumatori, in particolare, ha tirato fuori la calcolatrice ed è giunta alla conclusione che anche adottando gli stessi criteri seguiti dall'Istituto di statistica, l'inflazione media annua è di almeno 0,2 punti percentuali superiore. Ma il problema, secondo Adusbef, Federconsumatori, Codacons e Aduc, non è tanto questo: il problema è il paniere, che non descrive la realtà. Secondo l'Intesa, infatti, la realtà dice che nel 2003 l'inflazione è schizzata al 7,1%, con un aggravio di spesa per ogni famiglia di 1.791 euro.

Dai blog