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OGGI 31 maggio, a Roma, il Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, leggerà le "considerazioni ...

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Domani, a Evian, presieduto dalla Francia, inizia il vertice annuale dei Capi di Stato e di Governo degli otto Paesi più importanti della comunità internazionale. Raramente due appuntamenti di tanto rilievo sono tanto vicini da essere quasi contigui. Non sappiamo quale sarà il tema di fondo dell'intervento di Antonio Fazio. E' noto, però, quello che sarà l'argomento principe, in materia economica, del vertice di Evian: il timore di una deflazione mondiale di cui già si avvertono i segnali, le sue ripercussioni sui Paesi in via di sviluppo e le sue implicazioni per la pace e la sicurezza. Il termine "deflazione", impiegato di rado sino allo scorso autunno, appare oggi nei titoli della stampa internazionale e sulla bocca dei leader politici. Nell'area dell'euro, l'economia reale è virtualmente in stagnazione (negli ultimi 12 mesi il pil è cresciuto ad appena lo 0,8%) e gli aumenti dei prezzi, se si tiene conto dei miglioramenti di qualità di merci e servizi attribuibili al progresso tecnologico, sono in flessione (dall'1,9% quest'anno all'1,5% il prossimo, secondo le analisi dell'Economist Intelligence Unit). E' probabile che, pur se non ne verrà pronunciato il termine, la deflazione sarà una dei motivi conduttori delle considerazioni finali di Fazio; due anni fa aveva preconizzato le potenzialità di un nuovo miracolo economico italiano ed ora deve registrare una crescita debolissima dell'economia reale, temperata da un aumento dell'occupazione maggiore delle previsioni. Le diagnosi tenderanno ad essere simili, ma all'interno del G8 e tra i Governi, da un lato, e i banchieri centrali, dall'altro, l'accento sarà differente. Alcuni Governi del G8 tenderanno a dare enfasi all'incertezza politica ed al terrorismo più di quanto non lo faranno altri. Le banche centrali punteranno il dito sulle riforme mancate. Le diversità, ove non le divergenze, verteranno soprattutto sulla prognosi e sulle terapie. Il G7 tenterà di replicare la strategia di fine Anni Settanta quando, prima che l'inflazione scappasse di mano, i Paesi "grandi" decisero di attuare una manovra espansionistica comune. Allora, però, la stagnazione era di breve periodo e colpiva più o meno ugualmente tutti. Oggi, il Giappone è in deflazione da circa dieci anni, l'area dell'euro alle prese con crescita rasoterra da oltre un anno e gli Usa non ce la fanno più a trainare l'economia internazionale. Inoltre, la deflazione in atto comincia ad avere caratteristiche di un fenomeno di lungo periodo, a cui non basta rispondere con ritocchi ai freni monetari ed interpretazioni estensive di accordi come il patto di stabilità tra i Paesi dell'euro. Ci segnali secondo cui "il cavallo non beve", ossia siamo nella "trappola della liquidità". Il fenomeno potrebbe essere strutturale (come quella verificatasi a cavallo tra il XIX ed il XX secolo) e comportare un riassetto della produzione e distribuzione mondiale di reddito. Occorre solo augurarsi che a Roma Bankitalia non si arrocchi su una difesa dell'alto costo del denaro tenuto dalla Banca centrale europea (Bce) nell'ultimo anno e che a Evian non si rimbalzino responsabilità, rinviando ad altra data la formulazione di una strategia per rimettere al passo il convoglio internazionale.

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