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Commedia sexy, quando l'Italia rideva dal buco della serratura

Liceali, soldatesse e merli maschi nel "Dizionario" di Marco Giusti

Commedia sexy, quando l'Italia rideva dietro al buco della serratura

Commedia sexy, un manifesto cinematografico di Enzo Sciotti

Ci sono tutti i film dalla A alla Z, o meglio da «Acapulco, prima spiaggia a sinistra» a «Zucchero, miele e peperoncino». Ma il monumentale «Dizionario Stracult della Commedia Sexy» (Bloodbuster edizioni, 487 pagine, 35 euro) di Marco Giusti non è soltanto il censimento di un genere cardine del cinema popolare degli anni Settanta e Ottanta. È anche un viaggio nel costume, nei sogni e nelle ossessioni di un Paese che, mentre nelle strade si sparava, si ritrovava a ridere dietro il buco della serratura.

Nell'Italia post-Boom il sesso diventa a un tratto un'ossessione di massa e la commedia scollacciata diventa la trasgressione consentita, socialmente accettabile. La provincia è il suo set naturale, dalla Sicilia di Lando Buzzanca al pugliese iperbolico di Banfi, i volti più popolari del genere. Accanto a loro, l'esercito di stelle e stelline che hanno dato vita e principalmente corpo alle infinite liceali e soldatesse, infermiere e messaline, tutte pronte a fare l'occhiolino e a spogliarsi per il pubblico pagante.

Tra tutte, le divine Laura Antonelli, Gloria Guida, Barbara Bouchet e l'inarrivabile Edwige Fenech, ovvero «la donna più sequestrata d'Italia», come ebbe a dire in un'intervista. Già, perché la commedia sexy - genere la cui nascita è spesso attribuita proprio a Luciano Martino, potentissimo produttore e a lungo compagno della Fenech - riempiva sì le sale, ma solo dopo che i film erano passati al setaccio della censura. E Giusti, critico e storico del cinema e padre del programma Rai Stracult, in questo dizionario ricostruisce grazie alle preziose cronache dell'epoca anche le vicissitudini legali di film che si sono visti prima nelle aule di giustizia e poi nelle sale cinematografiche.

Già, perché la scure della censura chiamata a salvaguardare il comune senso del pudore - che a giudicare dagli incassi non era poi così comune - compare in molte di queste pagine. Tra pellicole ritirate, tagliate, edulcorate, definitivamente proibite e finanche bruciate (accadde pure a «Ultimo tango a Parigi» di Bertolucci) emergono così figure mitologiche, come l'implacabile pretore di Catanzaro Di Bartolomei, capace di bloccare dieci film in tre mesi.

E processi tremendi, come quello al «Satyricon» di Gian Luigi Polidoro, che bruciò sul tempo il vero Satyricon, quello di Fellini. Spuntarono addirittura accuse di pedofilia. Ecco, è singolare che a dare il via all'indigestione delle sexy-pochade all'italiana sono i film di mostri sacri idolatrati dalla critica impegnata come lo stesso Fellini e Pier Paolo Pasolini. Il suo «Decameron» ispira per esempio ben 45 «decamerotici», cloni scollacciati impazienti di alzare l'asticella dell'eros.

La prima vera star maschile del genere è Lando Buzzanca, «homo eroticus» infoiato e spesso complessato, impareggiabile merlo maschio svolazzante di fiore in fiore. La maschera sicula da emigrante è un'esplosione di contrasti un po' ipocriti in cui convergono il tradizionalismo della provincia bigotta, dove tutto è lecito purché non si sappia, e le sirene dell'amore libero post Sessantotto. L'altro pezzo da novanta è Lino Banfi e i suoi «industrieli» con la moglie in vacanza e l'amichetta in città, anche lui figlio e icona del Meridione.

Buzzanca ha così l'onere di diventare il primo bersaglio degli strali di sinistra e femministe. Il dibattito è aspro fin dagli albori del genere. Nel 1969 Franco Zeffirelli si scaglia contro la «deriva pornografica del cinema italiano» e per questo viene cacciato dall'associazione cineasti italiani. In seguito Umberto Eco parlerà di «pornografia fascista».

Poche le voci fuori dal coro, come quella di Carmelo Bene. Convinse Bertolucci a non denunciare per plagio «Ultimo tango a Zagarolo» con Franco e Ciccio, di cui era un fervido ammiratore. Era il bengodi del cinema italiano, un proliferare di pellicole, piccoli grandi fenomeni e incassi spesso miliardari. Per dire, nel '73 i film più visti sono «Malizia» (incasso 5 miliardi di lire) e «Sesso matto» (3,5). 

La macchina non si ferma, neanche quando oscurità e piombo calano su una società sempre più fragile. L'omicidio di Pasolini e il delitto del Circeo, preceduti dal più morboso dei casi italiani, il triangolo di sesso e morte dei marchesi Casati Stampa, fanno da sfondo allo stillicidio di zie seduttrici e nipotine vogliose, insegnanti e liceali impenitenti, monache scabrose.
Ma tutto finisce, o si trasforma. La crisi degli incassi e un cambio nei gusti del pubblico segnano la fine della commedia sexy. Dall'inizio degli anni '80 sarà la televisione privata a dare nuova visibilità a tanti protagonisti del genere che, al cinema, si annacquerà nel formato famiglia del cinepanettone.

Qualche stella della celluloide rosa si troverà suo malgrado a saltare la staccionata e abbandonarsi alla deriva del porno. Per altri, bravi e fortunati, si apriranno i sipari delle prime serate.

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