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L'intervista

Carlo Verdone: "Chi fa cinema deve saper rischiare. Come la Roma in Champions League"

Il regista al Festival del Cinema Europeo

Carlo Verdone: "Chi fa cinema deve saper rischiare. Come la Roma in Champions"

LECCE «I film devono azzardare di più e stupire il pubblico. Seguiamo l' esempio dei nuovi autori». Anche quest' anno dal Festival del Cinema Europeo Carlo Verdone parla della crisi del cinema italiano. Il regista romano ha consegnato ieri nella città salentina il Premio Mario Verdone (istituito nel 2010 dalla manifestazione insieme al Centro sperimentale di cinematografia e il Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani) a Roberto De Paolis per «Cuori puri», mentre un riconoscimento speciale è andato a «I figli della notte» di Andrea De Sica. «I giovani registi rischiano molto e con meno soldi» spiega Verdone che, dopo il successo di «Benedetta follia», sta scrivendo il suo nuovo film ancora una volta con Nicola Guaglianone e Menotti: «Abbiamo un paio di idee in mente». E chissà, ci potrebbe essere po sto anche per Jasmine Trinca nel progetto: «Darebbe una luce diversa al film». Ma l' attore in questo momento è concentrato anche sulla Roma, stasera impegnata nel derby e martedì 24 nella semifinale di Champions League contro il Liverpool: «Possiamo farcela» dice fiducioso.

Verdone, lei e i suoi fratelli Silvia e Luca avete premiato «Cuori puri». Cosa vi ha convinto del film?
«L' intensità e la carica di realismo. De Paolis è un regi sta sensibile che ha saputo raccontare marginalità e voglia di riscatto attraverso un incontro d' amore. Il cinema si arricchisce di nuovi autori di indubbio valore artistico pieni di anima e energia. E questa manifestazione ha saputo dare attenzione a un premio rivolto a registi under 40 arrivando alla nona edizione».
Lo scorso anno proprio a Lecce disse che il cinema italiano non rischiava più.

Oggi vede un cambiamento?
«Mah, si dovrebbe azzardare ancora di più. Abbiamo perso il 49% degli spettatori. Dobbiamo puntare su film con strutture narrative origi nali e fuori dalle righe come quello dei Manetti Bros. ("Ammore e malavita", ndr). E abbiamo bisogno di bravi soggettisti. Oggi la narrativa aiuta poco il cinema. Ma aspetto di vedere i nuovi lavori di Garrone e Sorrentino, autori con la a maiuscola. Credo saranno due successi».

Come va con la scrittura del suo nuovo film?
«Con Nicola Guaglianone e Menotti stiamo lavorando a un paio di idee: un film corale e uno no. Vediamo cosa ne pensa anche il produttore».

Da dove parte per scrivere un film?
«Da un tema che riguarda l' attualità suggerito da una vicenda personale o un fatto di cronaca. La commedia ha bisogno di riflessione, critica di costume ma anche poesia».

In questi giorni a Lecce ha detto che vorrebbe Jasmine Trinca nel suo prossimo lavoro...
«È una donna profonda, intelligente e forte con un viso interessante. Un' attrice come lei darebbe una luce in più al film. Ma vediamo dove mi porterà il mio nuovo progetto».

Si vocifera anche di un suo possibile film americano. E' vero?
«Sono le solite fake news. Nessuno mi ha contattato. E' capitato in passato mentre stavo girando e ho sempre detto di no».
Ieri è scomparso Milo Forman. «Era un regista con una sensibilità enorme. "Qualcuno volò sul nido del cuculo" è stato un film rivoluzionario che ha messo in luce un grande Jack Nicholson. Ricordo anche quando andai a Praga a vedere il set di "Amadeus". Fu un' immensa emozione».

L'abbiamo vista entusiasta per la vittoria della Roma contro il Barcellona. E con il Liverpool è fiducioso?
«Tanti anni fa ci fece un brutto scherzo all'Olimpico. Ero lì e me ne andai via piangendo. Ci scontriamo con la squadra più veloce d'Europa. Però, dopo aver visto la Roma sovvertire ogni pronostico con il Barcellona, lasciandomi quasi sull'orlo dell'infarto, penso abbia le potenzialità per potercela fare».

E del match contro la Lazio di stasera cosa pensa?
«Lo vedo tosto proprio perché la Roma ha in testa la Champions. Ma se entra in campo con lo stesso spirito con cui ha affrontato il Barcellona sarà un super derby. Confido nella mia squadra».

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