Opera amata da Béjart alla Bausch
Fuperò Massine (1920) a risolvere le aporie della partitura. Interessante anche l'interpretazione della Wigman (1957): un'architettura semplice in un' atmosfera di dimensione cosmica. La versione più celebre è quella in cui Béjart (1959 per il Ballet du XX siècle), tralasciato ogni folclore, ricerca connotazioni universali richiamandosi alle forze essenziali dell'uomo . MacMillan (1962) lo interpreta nella chiave di un'umanità sfuggita alla distruzione atomica. Neumeier (1972) interpreta il Sacre, concepito alla vigilia di una guerra mondiale, come presentimento di un' umanità nuova. Infine il Sacre della Bausch (1975) vive di una gestualità brutale, nell'ottica di una violenza della società sull' individuo. Lor.Toz.
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