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OLTRESATURNO

Sonde e robot stanno esplorando ogni angolo del Sistema Solare L'orbiter Cassini svela che le dune di Titano sono di idrocarburi

Certo,i «replicanti» di oggi non hanno lo sguardo sofferto di Rutger Hauer e nemmeno le curve mozzafiato di Daryl Hannah, ma è fuori dubbio che gli occhi «artificiali» hanno visto e vedono scenari che, noi umani, possiamo guardare solo su uno schermo. Le tempeste di sabbia rossa che avvolgono Marte, i crateri della facci nascosta della Luna, l'atmosfera gassosa di Giove e perfino gli anelli e le lune di Saturno. Mentre i viaggi «umani» segnano il passo, quelli con robot e sonde stanno «scannerizzando» l'intero sistema solare. E oggi sappiamo che le dune di sabbia di Titano, la più grande e misteriosa luna di Saturno, hanno un doppio volto, cambiano a seconda delle regioni: le dune di pianura sono più larghe e vicine, quelle delle altura sono più strette e distanziate. A scoprire questo particolare, che potrebbe svelare molti segreti della luna, è stata la sonda Cassini, la missione congiunta fra Nasa, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana. «Comprendere come si formano queste dune, potrebbe fornirci indicazioni importanti sul ciclo del metano-etano presente su Titano, paragonabile in molti aspetti al ciclo dell'acqua sulla Terra», ha dichiarato Nicolas Altobelli, ricercatore dell'Esa che lavora alla missione. Le distese di dune su Titano coprono circa il 13% della superficie della luna e si estendono su più regioni, per un totale di oltre 10 milioni di chilometri: nel complesso un'area grande circa quanto il Canada. Anche se simili nella forma alle dune di sabbia del deserto della Namibia in Africa e del Sud dell'Arabia, le dune di Titano sono gigantesche rispetto agli standard terrestri. Sono larghe in media 1 o 2 chilometri, si estendono in lunghezza per centinaia di chilometri e sono alte circa 100 metri. Un'altra differenza, sottolineano gli esperti, è che la sabbia su Titano non è fatta di silicati come quella presente sulla Terra, ma di idrocarburi solidi che precipitano dall'atmosfera. Questi poi si aggregano in grani del diametro di circa un millimetro in base a un processo ancora ignoto. Utilizzando i dati inviati dalla sonda Cassini, i ricercatori hanno scoperto che le dimensioni delle dune di Titano sono controllate da almeno due fattori: altitudine e latitudine. In termini di altitudine, le maggiori distese di dune su Titano si trovano nelle zone di pianura. Le dune che si trovano nelle altitudini più elevate tendono ad essere più strette e più distanziate fra loro e sono fatte da uno strato di sabbia più sottile. Questo suggerisce che nelle zone di «montagna» la sabbia è meno disponibile mentre è più abbondante in pianura. Le dune poi sono più diffuse nella regione equatoriale e tendono a diventare più strette e distanziate alle latitudini settentrionali. Secondo i ricercatori il fenomeno potrebbe essere dovuto al fatto che su Titano i laghi e i mari di etano liquido si trovano principalmente nell'emisfero nord e il terreno è probabilmente più umido a nord, facendo diventare più pesanti i granelli di idrocarburi e rendendo più difficile il loro trasporto da parte del vento. E i laghi di etano, per il momento, li possono osservare solo occhi non umani.

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