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La musica d'autore dà l'ultimo saluto al re del pop italiano

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Bastacitarne i titoli: «Si può dare di più», «Rose rosse», «Lisa dagli occhi blu», «Luglio», «Erba di casa mia» e «Montagne verdi». E ancora «Gloria», «Ti amo», «Cosa resterà degli anni '80», «Gli altri siamo noi» e «Gli uomini non cambiano», uno degli ultimi successi di Mia Martini. Giancarlo Bigazzi è stato paroliere per i maggiori interpreti della musica italiana degli ultimi cinquant'anni. Senza mai prendersi troppo sul serio visto che, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, è stato protagonista di quell'avventura sperimental-demenziale chiamata Squallor. Giancarlo Bigazzi non c'è più. È scomparso a 71 anni ed era ricoverato da qualche giorno nell'ospedale Versilia di Viareggio. Domenica alla Badia Fiesolana si svolgeranno i funerali. In cinquant'anni di carriera ha attraversato stili e mode, restando fedele a un'idea di canzone che oggi, purtroppo, è tramontata definitivamente. È passato con nonchalance dalle estati calde di Riccardo Del Turco agli innamoramenti di Mario Tessuto. Ha incontrato gli acuti di Massimo Ranieri e la classe di Camaleonti e Ornella Vanoni. Fino alla seconda giovinezza, quella che passa per Marcella Bella, Umberto Tozzi e Gianni Bella, uno dei suoi partner musicali più assidui. Nel frattempo, insieme al paroliere Daniele Pace, al suo fido compositore Totò Savio e ai discografici Alfredo Cerruti ed Elio Gariboldi ha fondato gli Squallor: la cosa era nata come una goliardata ma si rivelò un successo durato 25 anni che ha prodotto due film e segnato un capitolo fondamentale per la canzone umoristica e dissacrante nel nostro Paese. Gli anni Ottanta e Novanta coincidono con altri momenti di gloria. Il successo di Raf e di «Self control» hanno preceduto Sanremo '87: la canzone prima classificata è «Si può dare di più» e porta la sua firma. Morandi, Ruggeri e Tozzi vanno in trionfo e Giancarlo Bigazzi con loro. Il trio gli è ancora riconoscente, come dimostrano le parole di Gianni Morandi. «Al prossimo Festival di Sanremo - dice il cantante - lo ricorderemo con le sue parole e la sua musica, celebrandolo come uno dei più grandi della musica italiana». Stessa commozione nelle parole di Umberto Tozzi: «Perdo un pezzo di me, a Giancarlo devo molto: quando l'ho incontrato ero un ragazzo di vent'anni, lui mi ha insegnato a gestire il mio talento, la mia voce, a dare il meglio di me. Mi dispiace solo non aver avuto l'opportunità di salutarlo. Tutti gli dobbiamo qualcosa, sono tanti gli artisti come me che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui. Ha scritto note e parole di canzoni che sono entrate nel cuore e nel costume di milioni di persone, in Italia e all'estero». Non poteva mancare la voce di Massimo Ranieri, interprete di «Erba di casa mia» e «Rose rosse»: «Non dimenticherò mai la sua gentilezza nel nostro primo incontro dove arrivò - ricorda il cantante napoletano - con la 1100 Fiat appena comprata con i primi guadagni dopo il successo di "Luglio". Sicuramente devo in gran parte a Giancarlo se oggi sono qui». Per Caterina Caselli, re Mida del pop italiano, «Giancarlo era un maestro nell'uso della parola, aveva scoperto il segreto di piegare la lingua italiana, sdrucciola e sostanzialmente inadatta, alla ritmica del pop degli ultimi trent'anni del secolo scorso. E poi quei titoli sempre sorprendenti, mai banali, quel gusto per il paradosso e l'ironia sottile che lo faceva sentire a suo agio sia nel pop più popolare che nello sberleffo degli Squallor. Ciao Giancarlo. Ci mancherai. Davvero, tanto». A tutti. Senza distinzioni.

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