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Il dinosauro di Spielberg è la star

Il regista Steven Spielberg

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Altro 4 metri, largo 2, è stato in grado di interagire col pubblico: una macchina, governata dall'interno: unica star della serata, in assenza del cast. Altro che Apocalisse, nella serie «Terra nova», presentata ieri al RomaFictionFest come anteprima internazionale e che andrà in onda su Fox (canale 111 di Sky) dal 4 ottobre, ogni lunedì alle 21. È uno il nome che salta subito agli occhi: «Terra nova» è prodotta da Steven Spielberg (di certo non nuovo a esperienze televisive) insieme a Peter Chernin, Brannon Braga, Renè Echevarria e Aaron Kaplan. E il regista d'Oltreoceano non ha dimenticato certo l'esperienza di Jurassic Park (i critici dell'Hollywood Reporter hanno definito «Terra nova» come l'anello di congiunzione tra questo film e «Avatar»). Ecco la storia del kolossal formato piccolo schermo: siamo nel 2149 e la Terra è un luogo degradato: la sopravvivenza è in pericolo. La soluzione è una macchina del tempo. Andando a ritroso si arriva all'epoca preistorica: alla ricerca di un nuovo sviluppo, le cose possono cambiare. I protagonisti sono i componenti della famiglia Shannon. Jim, il padre, è l'attore Jason O' Mara, che a già recitato in «Life on Mars», ad esempio. Ad attenderli alla fine del viaggio il comandante Nathaniel Taylor (Stephen Lang di «Avatar») insieme ai suoi compagni. Il pericolo non sono tanto i dinosauri e i carnivori, quanto una banda di ribelli contro la quale i coloni si devono scontrare. La serie applauditissima dal pubblico del RomaFiction in corso al Parco della Musica e che - è evidente - strizza l'occhio a un classico come «Jurassic Park», è una storia dai grandi numeri. È costata un occhio della testa, cioè 150 milioni di dollari. Sono 111 milioni gli spettatori che hanno visto il promo dell'anteprima andato in onda durante il Super Bowl. Ben 85 i Paesi in cui andrà in onda e 21 le lingue in cui è stata doppiata, per un cast composto da 150 persone e 250 tecnici. Sorprende il terreno che è stato utilizzato, nel Queensland, per il set: 16 ettari. Da «The core» a «The day after tomorrow» la fine del mondo è un evergreen (soprattutto cinematografico). Intramontabile.

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