La musica arriva con la primavera Giovani impazziti: ecco i Tokio Hotel
Ogni periodo ha i suoi idoli musicali. Gli anni Novanta hanno visto nascere il fenomeno delle «boy band», gruppi di quattro-cinque ragazzi bellocci o comunque fotogenici, create a tavolino da vecchie volpi della discografia, che su di loro costruivano motivetti orecchiabili e di facile presa radiofonica. La maggior parte di esse difficilmente supera il lustro, sostituite poi da band ancora più giovani e «cool». La prima boy band ad affermarsi è stata quella dei New Kids on The Block, seguita poi da Take That, Boyzone, Five, Backstreet Boys ed N'Sync. A dieci anni di distanza, solo i Take That, dopo un periodo di oblio, sono tornati alla ribalta nel 2006 con un album maturo come «Beautiful world», assaggiando di nuovo i piani alti delle classifiche. Si sono affermati invece come solisti di fama mondiale Robbie Williams, il quinto Take That, e Justin Timberlake, ex leader degli N'Sync, che hanno dimostrato di avere talento e personalità, oltre a presenza scenica. Negli ultimi anni le scene di isterismo collettivo delle fan, sempre più giovani e «agguerrite», sono soprattutto per i Tokio Hotel. La band tedesca più famosa del mondo si esibirà domenica al Palalottomatica in un concerto i cui biglietti sono andati esauriti ormai da mesi. Guidati dagli efebici gemelli Bill e Tom Kauliz, i Tokio Hotel rappresentano la punta dell'iceberg del cosiddetto movimento «emo», nato in modo sotterraneo negli anni Ottanta come costola del punk e da qualche anno diventato un fenomeno di massa. Il look degli emo è facilmente riconoscibile: lunga frangia asimmetrica, occhi bistrati di nero anche per gli uomini, t-shirt e jeans aderenti neri, Converse o Vans ai piedi, anch'esse rigorosamente nere. Un look non molto dissimile dai dark degli anni Ottanta, ma più originale e fantasioso, anche perché ispirato ai fumetti Manga giapponesi. Recentemente anche Carlo Verdone, da sempre acuto osservatore dei tic e delle manie degli italiani, nel suo fortunato «Io,loro e Lara» ha tratteggiato in maniera irresistibile la psicologia degli emo, costantemente depressi e privi di ogni forma di slancio vitale. Una carica che non manca, però, ai Tokio Hotel, le cui canzoni sono basate su graffianti riff di chitarra, per quanto poco originali, e su testi accattivanti, pur se ammantati di una ribellione da assemblea d'istituto. Contravvenendo al detto «nemo propheta in patria», la band si è affermata in Germania nel 2005 col singolo «Durch den Monsun», bissato dal successo di «Schrei». Si è scatenato così un derby tra major per mettere sotto contratto i Tokio Hotel, vinto dalla Universal, che nel 2007 ha pubblicato «Scream», il primo album in inglese, che li ha proiettati verso il successo mondiale.
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