Il ricordo degli eterni L'intimità del filosofo e la verità della fede che innalza il presente
Unpomeriggio, un bambino sotto un tavolo in cucina: il primo lampo di memoria di Emanuele Severino. Errare tra i ricordi è per un filosofo credente anzitutto comporre il quadro dei suoi «eterni»: «I nostri morti ci aspettano», è il suo annuncio. Il fratello morto al fronte, l'amata Esterina. Il dispiegarsi del suo pensiero: Heidegger e la rilettura di Parmenide, fino alla maturazione della sua filosofia dell'«incontrovertibile». E poi la sua Brescia, la Sicilia, l'albergo a Merano e Piazza San Marco. Persone, luoghi e vicende scomparsi ma rievocati con compostezza. E con la fede: «Tutto è ancora lì, dietro l'angolo. Ancora un poco e si farà vedere».
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