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di LIDIA LOMBARDI Nicola Bultrini ama l'alba per scrivere i suoi versi.

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Bultriniè un avvocato. Vocazione, anche perché la poesia non sfama. Ed è pure musicista, e studioso della prima guerra mondiale. C'è un nesso in tanti diversi interessi. Il primo, la musicalità della poesia, il suo obbedire a un ritmo, è ovvio. L'inclinazione per il conflitto del '15-'18 invece è un ritorno alle proprie radici. Al nonno combattente, alle cose dette e non dette, carpite e immaginate nell'infanzia. E così si salda il cerchio con i sentimenti, i ricordi l'introspezione, lo scavo nell'animo, che è in certi filoni della poesia. Dunque, Bultrini è un poeta quieto, che si guarda dentro. Ma non una monade. Piuttosto, incide nella coscienza sua e degli altri. La nuova raccolta si intitola «I fatti salienti» (Nordpress Edizioni, collana Contemporanea diretta da Marino Manuelli, 12,50 euro). Fatti salienti, quali? Non gli eventi urlati, quelli dei quali si dice magniloquentemente che cambiano la Storia. Piuttosto, gli accadimenti significativi di ogni ora. Del quotidiano. Che poi sono i fatti dei quali, nel lasciarci vivere tra un affanno e l'altro, siamo intrisi. Dice Davide Rondoni, che firma la prefazione: «I fatti salienti sono gli eventi più intimi, e anche quelli che ti portan via da te. I tuoi e quelli in cui più ti sperdi. All'indietro sì, ma anche in avanti. La memoria...ne è lei stessa sorpresa. Così che avvenga lo straordinario: la memoria di uno diviene la memoria per molti». Più sono personali più parlano a tutti, i fatti salienti. Sono i figli e i padri, la madre e le sorelle affacciate al balcone. Un matrimonio. Ma anche il vecchio più amato da bambino. «...La notte in cui fu tradito / mio nonno indossava la divisa d'ordinanza, / e salì sul carro muto come un agnello sacrificale /. L'altro sfollava verso le paludi, nell'entroterra, / e nascondeva al fuoco amico intera la famiglia. / Così più o meno l'inizio alle mie storie, i fatti salienti». I sentimenti e il lessico famigliare, le speranze e i dubbi. Le domande sul senso. «L'uomo si sveglia la notte e piange. / Visita le stanze, le sedie, i tavoli, i punti d'appoggio di un'esistenza / materiale. "Dovremmo coltivare / una cultura del dolore, al fine di / dominarlo". Ma il dolore non ha / padroni e sfugge come un'ombra / notturna. Intanto il silenzio è / un'oscurità grave e penosa...». I fatti salienti sono il legame con la terra, il passato, la Storia, la coscienza civile. I figli, i padri. E con una lingua sommessa e profonda insieme. Calma e percorsa da fremiti sotterranei. Come parla un sapiente che conosce tutto e nulla.

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