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La terrazza più bella di Roma

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diLIDIA LOMBARDI Questa è la terrazza più bella di Roma. Non conta la grandezza, ma la vista. Non è il solito ritrovo snob, da champagne e tartine. È un posto appartato, romantico, pieno di idee. Che racconta una persona e il suo legame con Roma. E conta la via che sovrasta, nel cuore della città archeologica eppure «defilata», marginale. Una strada di confine quasi, tra la turbolenza del lungotevere e la mole del Palatino. È la terrazza privatissima di un singolare intellettuale del Novecento, Giacinto Scelsi. E però, se prendete un appuntamento, potrete affacciarvi da quel lastrico sul Foro Romano. Perché l'appartamento è un intrigantissimo museo. L'indirizzo è via di San Teodoro 8. È diventato anche il titolo di un film dell'inglese David Ryan, appena proiettato nel salotto di Scelsi, che cominciò a comporre negli anni Venti ed è morto nel 1988. Dunque, via San Teodoro n. 8 è piccolo portone in un palazzetto seppellito dall'edera. Al primo piano gli uffici della Fondazione voluta dal musicista un anno prima di morire. Al quarto, le stanze dove abitava. E, salendo su una scala stretta, il suo spazio all'aperto. Il pavimento in cotto, tavolino e sedie in ferro battuto, vasi semplici dove fioriscono rose e rosmarino, gerani e ciclamini, blumbago e peperoncino. Un piccolo nespolo e uno spinoso limone. E la vista? Non si sa dove guardare, tante sono le suggestioni. Sotto si squaderna il Foro, con le colonne, i templi e la Via Sacra. Più lontano il Campidoglio, il palazzo Senatorio, il balconcino dello studio del Sindaco. In fondo il bianco sparato del Vittoriano e il bruno della Torre delle Milizie. E il campaniletto medievale di Santa Francesca Romana, la cupole di Roma barocca. «Scelsi passava qui ore - racconta Barbara Bodio, la donna che fu accanto al musicista negli ultimi dieci anni - Lo incantava la vista del Palatino e soprattutto quella palma lì davanti». L'albero svetta fiorente, a dispetto dell'insetto killer, il punteruolo rosso. E l'affezione per l'esotica pianta la dice lunga sulla personalità di Giacinto Scelsi. Nobile, viaggiatore, poeta, cultore delle religioni e delle filosofie orientali, pure innestante nell'anelito cristiano. «Diceva che quella palma incarnava le sue vite precedenti e anche quelle future», racconta la Boido, che Scelsi conobbe praticando yoga. «Quando morì, vedemmo l'albero ingiallire. E, due mesi dopo, riprendere il suo bel verde. Ci meravigliammo sì, ma non più di tanto. Scelsi fu capace di predire la data del suo addio al mondo. Il giorno delle 8, disse. E infatti un ictus fatale lo colpì l'8 agosto del 1988». Nel salotto gli strumenti musicali e i suoi oggetti. Il pianoforte Bechstein, quello muto della madre - si usava per esercitare la mano, e Scelsi lo fece per tutta la vita - tamburi orientali, trombe tibetane, la riproduzione del dittico che Salvator Dalì regalò alla moglie Gala e che Scelsi comprò a un'asta per poi donarlo al museo Mart di Rovereto. E le curiose ondiole, piccole tastiere che negli anni Cinquanta anticipavano quelle elettroniche. Scelsi componeva senza scrivere la sua musica. La registrava e consegnava poi le bobine ad esperti trascrittori. Un'improvvisazione continua animava le sue invezioni. Martin Scorsese ha scelto le sue note per il film «Shutter Island». Ora la casa museo, intitolata alla sorella Isabella, consegna al pubblico il fascino del personaggio, con visite che si fissano per appuntamento. Ma, usciti dal palazzetto, Roma continua a parlare. Non solo il Palatino e i Fori, in un angolo visuale poco frequentato, specie dai romani. Ecco, di fronte, la chiesa di San Teodoro, interrata e ottagonale, di rito ortodosso. Ecco, nello slargo a destra, il medioevo di San Giorgio in Velabro. All'imbocco con via dei Cerchi la basilica dell'«Adorazione perenne», Sant'Anastasia. Di fronte il palazzo dove il 16 dicembre 1870 fu inaugurata la prima scuola elementare maschile del Comune di Roma. Scrisse il ligure Scelsi: «Vivo a Roma, in una casa situata di fronte al Palatino e che poggia esattamente su una linea ideale di demarcazione tra Oriente e Occidente e - per chi intende - spiega la mia vita e la mia musica». Roma caput mundi.

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