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La malinconia bussa due volte

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In «Stanno tutti bene» Giuseppe Tornatore, con un testo cui aveva posto mano anche Tonino Guerra, prendeva occasione di un viaggio in Italia di un padre vedovo e pensionato partito alla ricerca dei suoi cinque figli, per dirci non solo dei fallimenti e delle delusioni che li affliggevano ma anche del dissesto morale del Paese in cui vivevano e soffrivano in quegli anni Novanta. Anche se, alla fine, pur tornato altrettanto deluso, visitando al cimitero la tomba della moglie, si limitava a dire «stanno tutti bene». Adesso ecco il rifacimento voluto da Hollywood, affidato a un regista di corto respiro, Jones Kirk, di cui si ricorderanno, forse, «Svegliati Ned» e «Tata Matilda». Lo schema narrativo è più o meno lo stesso, anche se i figli, anziché cinque ora sono quattro, la cornice, naturalmente, è americana, da New York a Las Vegas, e l'accento è solo sui casi singoli, evitando qualsiasi riferimento polemico alla cornice e ai possibili disagi di un'epoca su cui intenzionalmente si sorvola. La cifra della delusione è rimasta, ma se ne fa carico soprattutto quel padre che, dopo aver tanto dato per quei figli, specialmente facendoli studiare, li trova quasi tutti scontenti e non solo non arrivati ai successi che lui gli auspicava, ma uno dei quattro addirittura non più al mondo, ucciso dalla droga. Alla fine, però, ci sarà comunque la visita alla tomba della moglie conclusa anche qui con la formula amara: stanno tutti bene. Tornatore, con la sua regia, nonostante il saldo realismo del suo film precedente, «Nuovo Cinema Paradiso», aveva caricato molto le immagini di simboli e di richiami al fantastico (una mongolfiera su una spiaggia, un cervo su un'autostrada), al contrario Kirk Jones ha scelto vie di semplice cronaca, secondo linee del tutto tradizionali, puntando quasi solo sulla malinconia. Aiutato in questo dalla recitazione di Robert De Niro, un protagonista che pur riflettendo un po' certi segni di Mastroianni nell'altro film, li ricrea con felice autonomia, incidendo splendidamente sulla sua mimica ogni più sottile sfumatura dello sconforto. Con modi esemplari.

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