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L'ottimismo ci seppellirà

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Magarili dimostra pure, visto che il caschetto si è fatto brizzolato e i solchi sulla faccia più profondi. Però André Glucksmann resta un affascinante giovane pensatore, un Mick Jagger della filosofia, con quella fame di vita senza briglie. Se fosse su un palco, gli calzerebbe a pennello il gesto dissacratorio dei rocker, rompere la chitarra. Non un gesto violento, ma anticonformista, perfetto per uno che ha cavalcato il Sessantotto. Ecco, Glucksmann è giovane perché è restato anticonformista. Attenzione, non un duro e puro come tanti intellettuali éngage, di sinistra. Invece uno che è capace di mettere in discussione le proprie idee. Un rocker del pensiero, uno che non vai mai lento. Allora, adesso dice no sia al marxismo sia al capitalismo, sia alla Russia che all'America. Piuttosto, si trova in sintonia con la prima democrazia dell'Occidente, quella della Grecia. Novello Socrate, s'inchina solo alla libertà di riflettere. Vabbè un'utopia. Ma una magnifica utopia, come dimostra anche in «Le due strade della filosofia», appena uscito ed edito in Italia da Spirali (246 pagine, 20 euro). Monsieur Glucksmann, nel suo nuovo libro Heidegger è succube di chi detiene il potere. Socrate invece è il vero uomo senza padroni. Tra i pensatori di oggi chi è il primo e chi il secondo? «Risposta facile per quanto riguarda i nuovi socratici. Sono i dissidenti europei, nell'Est i fondatori della Carta 77, tutti coloro che non volevano vivere nella menzogna. Lo è pure il Nobel per la Pace 2010, il cinese Liu Xiaobo. Spero che sia, in Cina, come il granello di sabbia che fa inceppare la macchina, il bulldozer che stritola i diritti umani. Lui e tutti gli altri, quelli che nell'Europa comunista preferivano lavare i vetri piuttosto che piegarsi, sono i discepoli odierni di Socrate. Heidegger invece dobbiamo sdoppiarlo nei suoi due periodi. Il primo fu quando adulava Hitler. E oggi un suo emulo lo vedo nel capo della polizia iraniana. E il secondo? È quello post '45, che si dispera per il vuoto di potere seguito alla fine della Germania nazista. Vede l'uomo impotente davanti alla dittatura della tecnica. I suoi epigoni odierni sono i delusi del marxismo, ma anche coloro che si vedono inermi nei confronti del capitalismo. Heidegger è il Super Io di tutti gli intellettuali europei che hanno gettato le armi, sia a destra che a sinistra. Lei che ha fatto il Sessantotto, che pensa di quel memorabile anno? Come tutti gli eventi storici ha lati entusiasmanti e problematici. Il Maggio francese è stato l'artefice della fine del Pc francese e dopo un po' anche del marxismo. Però la sua carica distruttiva è anche sfociata nel nichilismo. Diciamo che quarant'anni dopo l'aspetto positivo resta il suo spirito critico. Ma Karol Wojytla non ha avuto un ruolo importante nella fine del comunismo? Il più importante passaggio della sua vita non sono stati gli anni del Papato ma quelli trascorsi in Polonia. Insomma, il periodo in cui ha sostenuto Solidarnosc. La coincidenza che un personaggio vicino a Walesa abbia poi preso le redini della Chiesa cattolica è stata straordinaria e ha dato i suoi frutti. Il liberismo è una buona medicina per l'economia? Non c'è nessuna medicina che finisce con "ismo". Nessuna che possa sostituire lo spirito socratico. L'idea che il liberismo possa salvare i sistemi economici dalla crisi porta proprio alla crisi. In poche parole, evitare di pensare ci fa sprofondare nella crisi. Liberalismo e liberismo hanno il lato peggiore nell'ottimismo alla Pangloss, l'eroe di Voltaire che pensava di vivere nel migliore dei mondi possibili. Bando ai novelli Candido, allora? Il liberismo non prevede la possibilità del negativo, decreta la fine di un'era problematica. Ecco il suo tallone d'Achille, messo in evidenza anche dal Nobel per l'Economia Krugman. Le piace ancora Sarkozy, lei che lo ha sostenuto quando ha corso per l'Eliseo? Ha basato la sua campagna elettorale sulla difesa dei diritti dell'uomo. È stato l'unico, in Europa, che ha puntato l'indice contro lo sterminio russo di 200 mila ceceni. Oggi non sono io ad aver cambiato idea, è stato lui. Vende navi da guerra a Mosca, sostiene il Cremlino, scaccia i rom dalla Francia. Il Vaticano non vuol ricevere Carla Bruni. Lei che pensa della premiere dame? La visita oltretevere è un problema del Vaticano, non certo di Carla Bruni. Da parte mia le rivolgo un saluto, le bacio la mano e la considero una persona. A un laico come lei che effetto fa l'exploit di sette e di guru, specie negli Stati Uniti? Non è un fenomeno nuovo. E poi, più della causa mi preoccupano gli effetti, i crimini dei quali si macchiano le sette. Anche in forme istituzionali, legalizzate. E sono tutti i crimini compiuti in nome di un'idea totalizzante: Dio, i guru, il socialismo. A me importa l'uomo. Ha paura di un altro 11 settembre? Per fortuna non sono l'unico a temerlo. Ma non un 11 settembre simile a quello del 2001. Gli stravolgimenti della Storia sono sempre diversi. Uguale è la violenza. La furia che ha portato ai genocidi del Ventesimo secolo è stata la stessa delle Twin Towers e di altre tragedie. Non si è ancora spenta. Per questo bisogna vigilare con il metodo socratico. Diceva il filosofo: conoscersi vuol dire conoscere il peggio, il nostro lato nero. Siamo tutti avvertiti.

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