Quella voce inconfondibile e poi perduta
Trai versi recitati un successo particolare hanno rivestito quelli riuniti nell'«Inferno della poesia napoletana», una raccolta di versi proibiti che ha avuto tra gli anni '70 e '80 una diffusione quasi clandestina, pur essendo in vendita. Erano gli anni d'oro della commedia scollacciata italiana, nella quale Aldo si esibì cosi come tanti altri grandi comici. Ma, nell'Italia conformista c'era spazio anche per dare legittimità alla poesia erotica napoletana. Non il doppio senso del filone della canzone napoletana alla Maldacea e Villani ma poesie esplicite sul sesso, sull'amore carnale oppure escatologiche. Molte quelle anonime ma anche tante firmate da grandi autori come Salvatore Di Giacomo o Ferdinando Russo o da Raffaele Petra, uno degli spiriti più arguti e mordaci della Napoli dell'ultimo periodo borbonico, meglio conosciuto sotto il nome di Marchese di Caccavone. Opere riscoperte dal giornalista Angelo Manna. A declamarle fu chiamato proprio Aldo Giuffrè che non si tirò indietro e ne lasciò una interpretazione indimenticabile.
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