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Piovani e i misteri del numero sette

Nicola Piovani

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È felice di suonare in un teatro il Premio Oscar Nicola Piovani che presenta, da stasera al 9 maggio, all'Eliseo «Epta. Suite strumentale in sette movimenti per sette elementi», una composizione che sfugge alla logica e alla filologia per affidare al pentagramma la passione caotica e irrisolvibile di chi vuole guardare più in là di quel che possiamo vedere e capire. La simbologia del numero sette è stata scelta dal musicista in rapporto alla sua biografia emotiva: «È il numero protagonista di temi dell'antichità remota e del futuro del nostro millennio - ha dichiarato - Si va dalle sette porte di Tebe, ai sette veli di Salomè, ai sette enigmi individuati dai matematici come i problemi irrisolti del millennio». Ho seguito le indicazioni di Odifreddi, cercando di essere il più chiaro possibile, anche se non è facile, specie se quello che vuoi emotivamente comunicare è un sentimento complesso. Il successo non va inseguito. Meglio provare a essere autentici, a sentirsi liberi. Prendo ispirazione dalle facce delle persone: le immagino mentre si guardano dentro, in solitudine segreta. Mi dicono più di qualunque bel panorama». Insoddisfatto del trattamento riservato agli artisti dalla politica, afferma: ìSi investe nella cultura musicale e teatrale molto meno che negli altri Paesi occidentali, con evidente disparità rispetto a Francia, Germania e Spagna. E gli ultimi provvedimenti del ministro Bondi non valorizzano la nostra vitalità musicale, ma la mortificano”. A consolarlo è però il rapporto fisico e spirituale con il pubblico: ìParafrasando Benigni: il "teatro è la seconda cosa più bella che esiste nella vita". E' il linguaggio spettacolare più moderno di cui disponiamo. Fra qualche secolo pochi ricorderanno cos'era un Dvd, un Disco Laser, un IPod... Ma si farà ancora musica in teatro, come tre millenni fa”.

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