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«Colosseo e Tempio di Venere tre sorprese per il mondo»

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«Vedequa sotto, l'Arco di Tito? Nel fornice la storia degli ebrei conquistati dai romani, il candelabro a sette bracci portato via dal tempio. C'è una donna che spesso si ferma davanti al rilievo e piange. Ma, mi dicono, viene pure un uomo, un ortodosso. Scaglia contro un sasso». Giuseppe Proietti, sovrintendente archeologico di Roma da un pugno di giorni dopo essere stato segretario generale dei Beni Culturali, s'affaccia alla finestra nel suo ufficio in Santa Maria Nova, al centro del Foro Romano. Ha di fronte il Palatino, da un lato il Campidoglio («Laggiù c'è l'ufficio del sindaco, sono il suo dirimpettaio», sorride). Ha voluto riportare qui la sede della sovrintendenza «perché questa è l'area archeologica più importante del mondo. Doveroso, per chi la tutela, stare in questo luogo, dove le pietre parlano. Ci passa ancora la via Sacra, la strada lungo la quale per secoli si sono incrociati i destini del mondo». Croci e delizie qui, sovrintendente. Per me un privilegio tornarci. Eppure ho guidato scavi in tutto il mondo, Cina, India, Israele, Afghanistan, Egitto. Ma qui salvaguardo Foro e Palatino. Con sessanta tecnici, tra archeologi e architetti, che all'estero ci invidiano. Un patrimonio unico. Un sottosuolo che stratifica antichità, medioevo, rinascimento, barocco. Ma c'è il peso di governare tanto patrimonio. Eppure la nostra è una sovrintendenza fortunata, la più ricca del Paese. Noi soli, oltre a Napoli-Pompei, possiamo trattenere gli introiti dei biglietti, dei bookshop, dei punti di ristoro. Una zecca che ci frutta, netti, 32 milioni di euro l'anno. Se pensa che per il resto dell'Italia i fondi ordinari di manutenzione ammontano a 150 milioni... Ma basta, la manutenzione ordinaria? Se fatta con rigore, serve a prevenire guai più grossi e dunque a risparmiare. Ma se si vuol mettere mano a progetti più estesi, è insufficiente. Qualche giorno fa si è staccato un frammento dell'Arco di Settimio Severo. L'ultimo intervento, di sola pulitura, risale a 30 anni fa. Sicché oggi abbiamo bisogno di consolidare. Quel monunumento e altri di grande altezza. Il Colosseo, per esempio. Ecco, l'ordinario non basta. Allora ben vengano gli sponsor. Noi ne abbiamo bisogno, loro trovano un ritorno d'immagine. Però già stiamo intervenendo con i nostri fondi sugli ambienti ipogei, quel sottosuolo dove pulsava la vera vita dell'anfiteatro: col via vai dei gladiatori, delle belve, dei condannati a morte. È stato messo in sicurezza. Lo apriremo al pubblico. Così come alcuni tratti del terzo ordine di arcate, sinora inaccessibili. Che cos'altro restituite alla città? Da maggio, il gigantesco Tempio di Venere e Roma, con lo splendido affaccio sull'Anfiteatro Flavio. Quel tempio è legato più di ogni altro alla storia di Roma. Da Venere, attraverso Enea, discendeva la Gens Giulia. Anche qui la messa in sicurezza è frutto della collaborazione con il commissario speciale. Ora possiamo indire gare in due settimane, prima in due mesi. Stiamo anche risolvendo il problema dei custodi, con accordi sindacali. Invece Roma ha perso per qualche tempo la Domus Aurea, a causa del crollo dei grottoni di Traiano. Ci sono responsabilità del Comune? Il Campidoglio dagli anni Venti ha in concessione le gallerie, dove ha depositato reperti. Sopra, il giardino di Colle Oppio può provocare dannose infiltrazioni d'acqua. Oltretutto, vi si installano stand e tendoni per eventi temporanei. Eliminare il parco? C'è chi sostiene che basta impermeabilizzare le volte della Domus e chi invoca interventi radicali. Attendo le relazioni finali. Col Comune collaborate. Ma che cosa chiederebbe al sindaco? Di isolare dal traffico alcuni monumenti, perché l'inquinamento uccide. Di monitorare le vibrazioni prodotte dal passaggio di veicoli, come la metro sotto al Colosseo. Di intervenire nella campagna romana. C'è un rischio acquedotti? Si sono verificati distacchi di materiale. Ci sono troppe costruzioni abusive infilate sotto gli archi. Bisognerebbe eliminarle, per l'incolumità di chi ci abita e per la tutela di quegli antichi capolavori di ingegneria. Lancio un sos anche per le Mura Aureliane. La competenza è del Comune.

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