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Mina, l'ultima imperatrice

Mina, l'ultima imperatrice

Mina

Mina fa 70 anni ma non festeggia. Almeno non come vorrebbe l'esercito dei suoi fans, cioè pubblicamente, magari con qualche intervista in tv. Il mondo dello spettacolo ha ormai definitivamente rinunciato da anni a vederla in scena. Mina ha inventato un modo tutto particolare di esserci e non esserci, che certamente la protegge da tutte le noie del suo mestiere (interviste, dichiarazioni su qualsiasi cosa, apparizioni in tv, serate, conferenze-stampa, ecc.) ma che non fa onore al suo essere artista. E che artista. La società dell'entertainer propone da decenni il mito dell'assenza, quel tipico scompaio ergo sum che fa tanto culto. Fra gloria e anonimato sono passati in molti: da Greta Garbo (sedici anni di successo e cinquanta di oblio), al primo leader dei Pink Floyd, Syd Barrett, per non parlare degli scrittori Jerome D. Salinger e Thomas Pynchon, fino al produttore-aviatore Howard Hughes. Ma si trattava di personalità al limite del disturbo psico-fisico, soggetti schizoidi se pur baciati dal talento e dalla fortuna. Mina è diversa. Rivendica la sua "normalità" ma non rinuncia al ruolo di mito.

Vive a Lugano, va in vacanza a Forte dei Marmi, non rinuncia a proteggere i figli al limite del nepotismo, da brava nonna trova il tempo di occuparsi dei nipoti, cucina e mangia. Addirittura scrive sui giornali. Però continua ad incidere dischi a rotta di collo (oltre mille titoli per centocinquanta milioni di dischi venduti), ben sapendo che in questo modo il culto si alimenta. La sua non è riservatezza, bensì astuzia, capacità di gestirsi senza bisogno di esserci in un mondo in cui nessuno può fare a meno dell'immagine. Lei ci riesce perfettamente, merito di un'organizzazione familiare impeccabile. Fra un mese uscirà il suo nuovo album di inediti, con un repertorio scelto fra le centinaia di provini che arrivano al suo indirizzo, tutti puntualmente ascoltati e valutati. Su questo il suo impegno è proverbiale e non sono pochi i giovani autori che devono molto alle sue interpretazioni.

Poi c'è tutto il vasto settore delle clip, degli spot (per la Barilla è tornata a cantare "Nel blu dipinto di blu"), Internet, Style.it, blog e siti vari. Ma in tutta questa azione di rimessa, di pura difesa, non è mai contemplata la generosità d'artista, al punto di non capire bene se la cantante ha un problema con la sua età (ma quando si ritirò dalle scene aveva 38 anni, un'età in cui oggi si accede ai giovani di Sanremo), con l'interpretazione della stessa o addirittura con problemi più futili, per esempio la sua grassezza. Certo è che si tratta di decisioni che hanno finito per sgretolare la sua "artisticità", ovvero il bene più prezioso per chi si esibisce. Sarah Bernhardt a 70 anni suonati interpretò una tredicenne in una versione di "Romeo e Giulietta", per non parlare di Ella Fitzgerald (uno dei grandi modelli di Mina), che non rinunciò a calcare i palcoscenici di tutto il mondo nemmeno quando era minata dal diabete, con le gambe amputate e praticamente cieca.

Al contrario, Mina è tutt'altro che un'artista superata: utilizza con intelligenza i nuovi sistemi di comunicazione e non è nemmeno possibile pensare all'incalzare dei segni del tempo. Sarebbero perdonati. No, lei adora l'essenza dell'auto-oscuramento, rappresenta un miracolo primitivo che usa mezzi moderni e soprattutto la naturale predisposizione del pubblico a cibarsi del Mistero. Soprattutto se è dietro l'angolo, a rischio paparazzo, come puntualmente accade. Certo, i 70 dovrebbero coincidere con i bilanci o con qualcosa che ci somiglia molto. Nel suo caso, ne siamo certi, saranno volutamente sbadati, privi di rimpianti e rimorsi, a cominciare dal più volte annunciato film con Federico Fellini, a cui rispose sempre no. Per non parlare di quella volta che Frank Sinatra inviò due suoi emissari a Lugano con il classico assegno in bianco per esibirsi negli Stati Uniti potrebbe pesare…

 

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